E arrivati a questo punto son d’obbligo due o tre riflessioni, anche abbastanza veloci, in merito alla qualità del dibattito in Senato (e non solo) sulle unioni civili.

Già dal blob pubblicato qui sul ilfattoquotidiano.it è evidente che chi si è dichiarato contrario al ddl Cirinnà e in particolare alla stepchild adoption, dimostra di avere un rapporto poco sereno anche con la padronanza dell’italiano e l’uso dei forestierismi inglesi. E ok, non è la corretta pronuncia di un prestito linguistico a far di te una persona rispettabile. Ma sei un senatore, guadagni quindicimila euro al mese e pretendi di poter decidere della vita degli altri. Se questo è l’approccio alla questione – e tale approccio sembra basarsi su una superficialità che assume i connotati dell’epico – c’è da dubitare su cosa certa gente abbia compreso dalla lettura del disegno di legge.

E poi ci sono gli insulti. Ad esempio, Formigoni che su Twitter dà delle checche alle persone Lgbt che, giustamente, si arrabbiano per le prese di posizione dei politici – Grillo o Renzi, a un certo punto, poco importa – sulla libertà di coscienza e amenità varie. O Gasparri che chiede al senatore Lo Giudice quanto “ha pagato il figlio” avuto col compagno. Perché si sa: quando non sai più cosa opporre a una questione di civiltà – ovvero, estendere i diritti civili a una minoranza – non puoi far altro che attaccare quel gruppo sociale su un aspetto del suo essere (l’effeminatezza) o buttando in mezzo all’agone politico una persona che non può difendersi (un minore, in età infantile) e trattandolo da surgelato da bancone. Questa stessa gente, per capirci, era in piazza a dire “giù le mani dei bambini”, quando dei figli e delle figlie di gay e lesbiche fa carne da macello nel dibattito pubblico.

E quindi si arriva alle allucinazioni: come quelle di Giovanardi, che ad un certo punto del dibattito in aula si lamenta di un bacio scambiato tra due uomini sulle tribune del Senato. Ad aver compiuto il misfatto sarebbe stato Andrea Maccarrone, ex presidente del Mario Mieli di Roma. Il quale smentisce: era lì a seguire il dibattito e, dichiara a Repubblica, ha solo retto lo sguardo di chi lo accusava ingiustamente di aver mancato di rispetto all’aula.

In tutto questo, ad arricchire il corpus di dichiarazioni sull’orientamento sessuale di gay e lesbiche ci si mettono pure un prete siciliano, tal Salvatore Vaccaro che scrive su Facebook “altro che macina al collo, sono solo MALATI”, con tanto di maiuscolo, e un simpatico esponente ligure della Lega, che confessa: “Se avessi un figlio gay lo butterei in una caldaia e gli darei fuoco”. Avevano detto “giù le mani dai bambini”, vero? Il fuoco purificatore, giustamente, è altra cosa.

E in tv? Nei talk show si assiste sempre al solito trito teatrino in cui viene invitato l’ospite non qualificato, la cui unica competenza è quella di aver imparato a memoria il mantra “no all’utero in affitto e allo sfruttamento delle donne”. Tra questi, anche Alessandra Mussolini. Alla quale mi sono sentito in dovere di ricordare, sempre sui social, quanto accaduto a suo marito e che nella nozione di abuso c’è anche il fenomeno della prostituzione minorile. Purtroppo non ho ottenuto risposta alcuna: la signora mi ha bloccato. Chissà perché.

La gente comune, infine. Mi limiterò ad un solo esempio. La mia amica e giornalista Caterina Coppola aveva commentato su Twitter il già citato attacco di Gasparri a Lo Giudice, definendolo come uno di momenti bui della storia politica italiana. “I bambini non si comprano, puttana”, è stata la gentile e civile risposta di un altro utente. E questo, credo, dica ogni cosa sul “rispetto della donna” tanto predicato da certa gente.

Stupro della lingua, mistificazioni, parolacce, bugie, invito alla violenza e mancata adesione alla realtà: questi gli ingredienti (argomentativi e retorici) di chi sente ancora il bisogno, nel 2016, di difendere la cosiddetta famiglia tradizionale. Di chi sente il bisogno di odiare gay e lesbiche e di impedire loro che siano cittadini/e a pieno titolo. Mi sa che i cosiddetti “normali” hanno un problema bello grosso: i loro stessi, sedicenti, rappresentanti.