Alla fine doveva accadere: il cardinale Angelo Bagnasco, alla guida della Cei, erede del cardinale Camillo Ruini, cioè interventista e assertore della sudditanza del “politico” dal “religioso”, rigorosamente cattolico – ça va sans dire – ha pensato d’imporre la sua volontà al Senato, cioè al Parlamento, chiedendo, anzi ordinando ai suoi chierichetti nominati di votare con voto segreto il disegno di legge Cirinnà che per il cardinale è Cirinnò.

Oh, Dio!, non è che il Parlamento sia un campione di autonomia da quando Berlusconi e la Lega, d’accordo con il Pd, fecero la legge porcata per nominare i parlamentari e non farli più eleggere! Questo Parlamento si vende per molto meno e lo dimostrano i cambi di casacca, come la Dorina Bianchi che ha cambiato 7 partiti, a differenza della Samaritana del Vangelo che aveva avuto solo 5 mariti. Il cardinale ci prova, è da vedere chi accoglie l’invito e s’inginocchia, chi porta la borsa e come vota.

La reazione di Renzi che parla “con tutto il rispetto per il cardinale” non mi convince perché è un atto dovuto, ma sono convinto che segretamente gli ha chiesto scusa e gli ha spiegato perché “doveva intervenire”. Mettiamo pure a parte la legge Cirinnà perché, quando sarà votata, sarà stravolta dallo stesso Pd che fa la faccia ferocetta contro la libertà di coscienza del Movimento 5Stelle, per poi lasciare libertà di coscienza ai propri dipendenti senza nemmeno fare una grinza di vergogna.

Ciò che l’intervento del cardinale Bagnasco mette in evidenza sono due cose. La prima è la divisione all’interno dell’episcopato, dovuta al fastidio della maggior parte dei vescovi davanti all’attivismo di Papa Francesco che non vuole ingerirsi nella politica dell’Italia. La prova sta nella dichiarazione del segretario della Cei, monsignor Galantino, che ha dichiarato: “Non parlo per rispetto al Parlamento che sta legiferando”, posizione diametralmente opposta a quella di Bagnasco. Se non si capisce questa lotta all’interno della gerarchia, si travisa il senso dell’intervento cardinalizio sul voto segreto.

Fra un anno, Bagnasco scade da presidente della Cei e sta cercando una via per uscire dal commissariamento in cui l’ha messo il Papa con Galantino. Egli infatti sa che la maggioranza dei vescovi è a disagio e quindi manda un messaggio a nuora (il Parlamento) perché suocera (i vescovi) intenda. Il Vescovo di Genova, che è un assertore convinto dell’autorità suprema del Papa, avendo sperimentato solo Papi che la pensavano come lui, non poteva immaginare – poveretto! – che potesse arrivare un Papa lontano mille miglia dal suo pensiero, politica, clericalismo e dai “principi non negoziabili”, messi nel freezer a futura memoria.

Egli non sa come districarsi e deve trovare un modo per venirne fuori. Ogni occasione è buona e la Cirinnà è stata un invito a nozze, ma è un fuoco di paglia, tranne che per il secondo motivo che mette in luce. Il suo intervento, infatti, pone con urgenza e senza rinvii – ma so che è impossibile con “questo parlamento” e con questa Cei – non solo la revisione, ma l’abolizione stessa del concordato del 1929, revisionato nel 1984 dal card. Casaroli e da Bettino/Benito Craxi. Il concordato doveva essere una garanzia per lo Stato e un argine per il clericalismo. Garanzia e argine perché stabilisce i confini entro i quali i due contraenti possono muoversi, oltre i quali c’è usurpazione di potere.

L’intervento di Bagnasco, non importa quali fini avesse nelle sue intenzioni, è formalmente una ingerenza indebita nella struttura dello Stato che in quanto laico e areligioso non può né deve permettere che il suo Parlamento – per quanto indegno e illegittimo – possa legiferare con il fiato sul collo di qualche monsignore a qualsiasi religione appartenga. Mi dispiace che il cardinal Bagnasco non sia, in quanto cattolico, anticlericale come impone il vangelo e la coscienza cristiana, ma per me, cittadino italiano, prete cattolico, è inammissibile qualsiasi manomissione o tentativo di adulterazione della laicità dello Stato.

Il male supremo dentro la stessa religione cattolica (e, come vediamo, anche nell’Islamismo in forma ancora più grave) è il clericalismo in quanto pretesa di gestire lo Stato con criteri religiosi esclusivi. Difendo in modo drastico la piena, totale, indiscussa laicità dello Stato, nonostante i suoi stessi rappresentanti, nominati, ne siano indegni. Ora solo un’abolizione tout-court del concordato può sanare il “vulnus” dell’intervento di Bagnasco, perché la Costituzione garantisce la libertà di coscienza senza bisogno di orpelli supplementari per le religioni e i cittadini credenti. Sperare e sognare non sono vaneggiamenti.

Nota. Molti lettori mi hanno chiesto perché Papa Francesco si sia prestato all’orgia delle mummie cadaveriche di padre Pio e frate Mandic. Io penso che sia stata una mossa per tacitare quanti lo accusavano di distruggere la religiosità popolare con le sue riforme. Latinoamericano, egli si nutre di essa che è una caratteristica del suo mondo e della sua formazione e pastorale. Con quel gesto, che pure resta impressionante e osceno, ha portato la religiosità più sentimentale a Roma mettendo in evidenza che anche quel popolo è con lui. Il secondo motivo è più terreno: poiché i romani si lamentavano, ha dato una mano all’economia dei piccoli commercianti di Roma che non vedendo le folle che si aspettavano, si sono sentiti in qualche modo aiutati. Anche in questo c’è una forma di paternità e di soccorso. Personalmente avrei agito in modo diverso, ma io non sono Bergoglio (per fortuna sua e disgrazia mia).