Aria sempre più irrespirabile, per un’emergenza smog cronica che dipinge un’Italia da “codice rosso”. Mentre in questi giorni i limiti di polveri sottili nell’aria – di nuovo “fuorilegge” – preoccupano per temperature e assenza di piogge, basta uno sguardo indietro nel tempo di sette anni per mostrare come non esista alcuna novità nell’allarme inquinamento. Piuttosto siamo di fronte a uno stato dell’aria in costante degrado, ma di cui parliamo “solo quando dobbiamo prendere provvedimenti per ridurre picchi di inquinamento – commenta Alessandro Di Menno di Ispra – ignorando la possibilità di intervenire prima”. Aria sempre più inquinata e città sempre più rumorose. E’ il quadro tratteggiato dal dossier di LegambienteMal’Aria di città 2016”, un’analisi dell’inquinamento atmosferico e acustico realizzato grazie ai dati di Arpa.

Delle 90 città monitorate dall’associazione ambientalista nel 2015, 48 hanno superato il limite dei 35 giorni di sforamento di Pm10 consentiti. Le situazioni più critiche a Frosinone (115 giorni), Pavia (114), Vicenza (110), che hanno superato il limite di tre volte, ma anche a Milano (101) e Torino (99), che lo hanno “violato” del doppio. Chiudono la top ten dei centri più inquinati Asti e Venezia (in sesta e ottava posizione) nonché tre città lombarde (Cremona, Lodi e Monza). Le città “fuorilegge” sono quindi il 53 per cento e sono in aumento visto che nel 2014 erano il 37%.

E mentre, a livello regionale, da gennaio 2016 si stanno tenendo gli occhi puntati sull’inquinamento in Lombardia, Veneto e Lazio – con record a Frosinone – lo scorso anno il podio era occupato da Veneto, Lombardia e Piemonte. Per capire l’impatto che l’inquinamento atmosferico ha avuto un queste regioni lo scorso anno, basta sfogliare le tabelle con l’elenco delle centraline urbane: il 92% di quelle posizionate in Veneto ha superato il limite dei 35 giorni (in particolare a Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza). Percentuali non di molto inferiori in Lombardia (l’84% delle centraline, tra cui quelle di Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Como e Monza) o in Piemonte (l’82% delle stazioni, in particolare a Alessandria, Asti, Novara, Torino e Vercelli). Si scende attorno al 75%, invece, sia in Emilia-Romagna che in Campania.

Un livello di inquinamento tale da potersi considerare una novità? Confrontando i dati del 2015 con quelli raccolti da Legambiente negli ultimi anni, emerge come il numero di città che sono fuori dalle norme non tende a diminuire, attestandosi sempre, dal 2009 a oggi, intorno a una media di 48 centri. E è alto anche il tasso di recidività: “Le città coinvolte sono quasi sempre le stesse – si legge sul report Mal’aria – ben 66 infatti compaiono almeno una volta nella classifica dei capoluoghi che hanno superato i 35 giorni ammessi e di queste ben 27 (il 41%) lo ha fatto sistematicamente da sette anni”.

Numeri che si trasformano in rilevanti impatti sulla salute. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, infatti, sono oltre 491mila ogni anno le morti premature nei Paesi dell’Unione europea causate dall’inquinamento atmosferico. Fra queste in Italia si registrano 84.400 decessi riconducibili all’inquinamento dell’aria. In altre parole, il Belpaese vanta il record di morti premature per inquinamento atmosferico in Europa. E intanto, il livello di Pm10 continua a salire.