È un attacco frontale al Partito democratico. E arriva da uno dei parlamentari più conosciuti del Movimento 5 Stelle (M5S), Danilo Toninelli. “Ci sanzionano perché non vogliamo i soldi pubblici”, denuncia l’esponente ‘grillino’ su Facebook dopo aver letto un emendamento al decreto Milleproroghe presentato dai due deputati dem Ernesto Carbone e Sergio Boccadutri, l’ex tesoriere di Sinistra Ecologia Libertà (Sel) poi passato al Pd, da cui prende il nome la contestata legge che elargisce una tranche del finanziamento pubblico ai partiti senza controlli sui bilanci. Provvedimento approvato in tempi record sia dalla Camera sia dal Senato fra settembre e ottobre dello scorso anno col parere contrario del M5S (e di Sel a Palazzo Madama).

MULTA SALATA – Oltre a prorogare “al 15 giugno 2016” il termine entro il quale i partiti dovranno presentare i rendiconti relativi al 2013 e 2014, un controllo che la commissione preposta (istituita da una legge del governo Letta) avrebbe già dovuto operare salvo dichiararsi impossibilitata per mancanza di personale, l’emendamento prevede che “ai partiti e ai movimenti politici che non ottemperano all’obbligo di trasmissione degli atti” che certificano la regolarità stessa dei bilanci “nei termini previsti, o in quelli eventualmente prorogati da norme di legge, la Commissione applica la sanzione amministrativa di euro 200.000”. Una “norma anti-M5S”, denunciano i parlamentari del movimento. “Con la proroga ‘farlocca’ dei termini per la presentazione dei bilanci, utile soltanto a fare in modo che l’emendamento non fosse giudicato inammissibile, il partito di Renzi ci vuole far pagare una multa salata perché abbiamo rifiutato i soldi del finanziamento pubblico – rincara la dose Toninelli a ilfattoquotidiano.it –. Siamo al teatro dell’assurdo”. Il M5S, spiega ancora il deputato, “non si è iscritto al registro dei partiti, cioè quello tramite il quale si ha accesso ai finanziamenti, proprio perché è l’unico modo per non incassarli. Al momento la multa prevista per chi non presenta il rendiconto è la cancellazione dal registro – aggiunge – mentre con l’emendamento Carbone-Boccadutri viene addirittura introdotta una sanzione amministrativa. Il tutto con effetto retroattivo perché riguarda gli anni 2013 e 2014”. Perciò “abbiamo già depositato dei subemendamenti con i quali, in sostanza, specifichiamo che ‘solo i partiti iscritti al registro che non presenteranno il rendiconto saranno sanzionati’”.

TRASPARENZA CERCASI – Ma come replicano alle accuse mosse nei loro confronti i firmatari dell’emendamento? “Checché ne dica il Movimento 5 Stelle, non si tratta di una norma contro di loro – dice Boccadutri a ilfattoquotidiano.it –. Il tema centrale della questione, sulla quale, evidentemente, i ‘grillini’ non sono d’accordo, è la trasparenza. E da quando è in Parlamento il partito di Grillo e Casaleggio ha più volte dimostrato di non essere votato a quello che io trovo essere uno dei principi cardine della politica. Noi, e gli italiani tutti, abbiamo il diritto di sapere cosa c’è scritto nel bilancio del movimento, anche perché la sua pubblicazione non c’entra nulla con il finanziamento pubblico. Non ci possono essere forze che esibiscono i rendiconti e altre che si astengono dal farlo. Se il M5S, che speravo sposasse questa causa proponendo di inasprire le sanzioni sempre in nome della trasparenza, non vuole incorrere nella sanzione prevista dall’emendamento che ho presentato – conclude il deputato del Pd – renda noto ciò che deve”.

Twitter: @GiorgioVelardi