“Papà domani niente scuola perché è il giorno della fine del Ramadan”. Quello che già accade a New York potrebbe succedere anche in Italia, con tanto di benedizione della Chiesa che, prima dello Stato, ha compreso l’importanza di una reale integrazione.

La proposta di istituire una festa islamica in tutte le scuole arriva dal numero uno della diocesi di Milano, il cardinale Angelo Scola che in occasione della festa di San Francesco Sales, patrono dei giornalisti, ha avanzato l’idea: “Una società plurale – ha spiegato l’arcivescovo vicino a Comunione e Liberazione – dev’essere il più possibile inclusiva ma non può rinunciare al simbolo. Critico la laicità alla francese: non è pensabile creare uno spazio di neutralità, in cui tutti facciano un passo indietro sul tema delle religioni. Piuttosto, ciascuno si narri e si lasci narrare. Se aumentano i bambini musulmani, bisogna prendere qualcuna delle loro feste ed inserirle nella dimensione pubblica: spiegare, non vietare”.

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A New York, prima di Scola, ci aveva pensato il sindaco De Blasio, all’indomani della vittoria elettorale: nelle scuole della città americana si celebrano già le feste cristiane come il Natale, il Venerdì Santo o la Pasqua, e quelle ebraiche tipo Rosh Hashanah e Yom Kippur. De Blasio, una volta diventato sindaco, ha annunciato la chiusura anche in occasione di Eid al-Adha, che ricorda la fede e l’obbedienza di Ibrahim e di Eid al-Fitr, che invece segna la fine del mese sacro del Ramadan.

E’ chiaro che a questo punto siamo di fronte ad un bivio: o affermiamo la laicità della scuola e allora qualsiasi festa che abbia un legame con le tradizioni religiose non va celebrata ma solo spiegata nel rispetto della storia delle diverse tradizioni. Oppure va preso atto che la società è cambiata e che anche l’Italia, cattolica e apostolica, deve tenere in considerazione l’Altro, dandogli valore, importanza al punto da celebrare anche le sue feste.

Che piaccia o no, in Italia si è passati dai 196.414 alunni stranieri (2,2% della popolazione complessiva) all’inizio degli anni duemila a 802.844 allievi dello scorso anno (9% del totale). La Lombardia si conferma la prima in classifica con 197.202 bambini e giovani frequentanti le nostre aule; seguono l’Emilia Romagna, il Veneto, il Lazio e il Piemonte. La maggior parte di loro provengono dalla Romania (157.153), dall’Albania (108.331) e dal Marocco (101.584). Seguono gli studenti provenienti dalla Cina, dalle Filippine e dalla Moldavia.

Di là del pensiero laico (che preferirei se fossi al governo ma che resta inapplicabile vista la maggioranza cattolica in Italia), la proposta dell’arcivescovo Scola va almeno incontro ad un’idea di “tempo” da vivere come bene comune. Non possiamo, in una società multietnica come la nostra, pensare che il tempo appartiene solo a “noi”. Le festività sono un’occasione per tutti per imparare le diversità delle tradizioni, dei valori civili, dei cibi che da sempre sono intrecciati alla festa.

Già oggi lo possiamo fare: nella mia classe ho appeso il calendario interculturale; ogni giorno con i bambini ricordiamo le ricorrenze delle culture appartenenti ad alcune delle comunità presenti in Italia e in pianura Padana. Vale la pena non lasciar cadere la proposta di Scola ma aprire un dibattito. Al ministero dell’Istruzione e a chi insegna il compito di farsene carico.