Mentre l’Europa discute su Schengen, si interroga, in alcuni casi chiude le frontiere e pensa a espellere i migranti, il mare si porta via sempre nuove vite. La cronaca registra un altro naufragio, ancora bambini che muoiono nelle acque dell’Egeo. Sono 39 i migranti, tra cui cinque piccoli, morti annegati dopo che l’imbarcazione sulla quale viaggiavano è naufragata mentre tentavano di raggiungere l’isola greca di Lesbo. Sul barcone si trovavano almeno 53 profughi provenienti da Siria, Afghanistan e Myanmar. L’imbarcazione si è capovolta al largo della costa di Bademli, a ovest della Turchia, subito dopo essere partita dal distretto di Canakkale. La guardia costiera è riuscita a salvare gli altri.

Solo due giorni fa 25 persone, tra cui 18 bambini, non sono riusciti a salvarsi davanti all’isola greca di Samo. Un inizio d’anno sempre più drammatico, con oltre 50mila sbarchi di migranti e più di 200 vittime in mare in meno di un mese. La situazione più allarmante resta quella nell’Egeo. Nonostante le trattative tra Bruxelles e Ankara per rafforzare i controlli in partenza, decine di barconi insicuri continuano a prendere il mare ogni giorno verso le coste greche, in condizioni meteo spesso proibitive.

È stata una notte impegnativa per gli equipaggi delle due motovedette della Guardia Costiera italiana impegnati nel Mar Egeo, su richiesta di Frontex: diversi gli interventi di soccorso durante i quali sono stati salvati complessivamente 46 migranti, tra cui cinque bambini finiti su degli scogli.  In particolare, una delle due motovedette italiane, a Kos, ha soccorso tre gommoni salvando complessivamente 31 migranti. L’altra motovedetta, a Samos, ha salvato 15 persone abbandonate su una scogliera: tra loro quattro donne (una in stato di gravidanza) e, appunto, 5 bambini, tutti di età inferiore ai tre anni. Le operazioni di soccorso, riferiscono al comando generale delle Capitanerie di porto, sono state molto difficili ed impegnative, ma grazie all’intervento dell’equipaggio della motovedetta, dei soccorritori navali (i cosiddetti rescue swimmers) e dei sommozzatori della Guardia Costiera italiana è stato possibile trarre in salvo tutti.

“Il problema della sinistra e della fedeltà ai suoi valori esiste, ma non è solo svedese in questa Europa incapace di gestire la crisi dei migranti – dice in un’intervista a Repubblica Anders Ygeman, ministro dell’Interno svedese, autore del piano da 80mila espulsioni – Non è la fine del modello solidale. Accogliamo perseguitati, oggi come allora. E continueremo ad accogliere e proteggere chi fugge dalle bombe di Assad o dalle atrocità dell’Is”. Ma la Svezia ha preso la decisione perché “vogliamo far capire che servono quote di ripartizione, e una vigilanza di un corpo europeo ai confini Ue”. “Anche il resto d’Europa – rimarca – deve assumersi le proprie responsabilità: non credo sia di sinistra il fatto che soltanto due paesi-meta, Svezia e Germania, e pochi paesi di transito, come Italia e Grecia, si ritrovino a dover affrontare il problema”. Quanto ai migranti economici e al dovere di solidarietà, secondo il ministro “dobbiamo, da europei di sinistra, promuovere sviluppo e lavoro, oltre ai diritti umani, nei paesi da cui i migranti fuggono. Non vogliamo deportazioni disumane, puntiamo a partenze volontarie con incentivi economici e sociali. E intanto abbiamo offerto a tutti accoglienza a tempo”.