Ci sono di mezzo grandi attaccanti, promesse mancate e perfetti sconosciuti finiti in quella centrifuga di giocatori che era il Parma di Tommaso Ghirardi. Secondo la Procura di Napoli avrebbero tutti evaso il fisco, spesso con un ingegnoso trucchetto dei loro procuratori. E ora il conto rischia di essere salato soprattutto per loro. Perché mentre alle società viene contestato lo scarico dell’Iva sui contratti fittizi stipulati con gli agenti per cifre molto basse rispetto ai bilanci milionari (Milan 240mila euro, Juventus 37mila, Lazio 28mila), i numeri riguardanti gli atleti lievitano notevolmente.

Chi ricorda Dorlan Pabon del Parma? Giocò dodici spezzoni in A nella stagione 2012/13 e una partita di Coppa Italia, segnando un gol contro il Catania. Nel frattempo – secondo i pm napoletani – aveva evaso 312mila euro. Tra il 2011 e il 2013, prima a Napoli e poi in Emilia, giocò anche Ignacio David Fideleff, poi girato in prestito al Maccabi e all’Ergotelis fino alla cessione a titolo definitivo di qualche giorno fa al Nacional. In tutto ha giocato appena 5 partite in Italia ma è accusato di indebitamente percepito quasi 700mila euro. Nel 2012 Juan Fernando Quintero non scongiurò la retrocessione del Pescara in B: diciassette presenze, un gol e 160mila euro in più rispetto a quanto avrebbe dovuto realmente percepire.

Con il ‘suo’ Napoli Cristian Chavez, invece, giocò appena undici minuti contro l’Inter e otto contro il Palermo. Abbastanza per far partire l’inchiesta chiusa oggi con 64 indagati. Perché è di lui che parla Lavezzi con il suo procuratore chiedendo lumi sul conto svizzero, non sapendo di avere il telefono sotto controllo per le rapine subite in quel periodo dai giocatori azzurri. Secondo la procura, Chavez, che ora tira calci a un pallone in Grecia, ha indebitamente intascato mezzo milione di euro. L’interessamento per il suo connazionale ha inchiodato anche Lavezzi, che secondo la procura avrebbe sottratto al fisco 394mila euro. Cifre vicine a quelle dell’atalantino German Denis (321mila) e dell’ex Palermo e Milan Antonio Nocerino che ne ha evasi, calcolano i magistrati, 422mila, esattamente il doppio di Adrian Mutu 211mila. Cifre più basse per Emanuele Calaiò, Cristian Molinaro, Marek Jankulovski, Ciro Immobile e le ex promesse Matteo Paro e Pasquale Foggia, che con 88mila euro di evasione contestata è il protagonista meno ‘ricco’ della vicenda.

I suoi sono spiccioli rispetto a chi ha messo in tasca le fette più grosse della torta da 12 milioni sequestrata dalla Procura perché sarebbe stata distratta dalle casse del fisco. Le cifre maggiormente consistenti riguardano infatti Hernan Crespo e Diego Milito, i nomi più illustri e i piedi migliori di questa storia. E di conseguenza anche i calciatori con i contratti più ricchi. Secondo gli inquirenti ne avrebbero approfittato entrambi nel periodo interista della loro carriera, ma nessun dirigente nerazzurro risulta indagato perché, a differenza dei responsabili legali di Milan, Lazio e Juventus, l’Inter – scrivono i magistrati – ha “correttamente contabilizzato le fatture emesse” evitando di scaricare l’Iva sui contratti ritenuti “fittizi”. Fatto sta che tra il 2009 e il 2012 l’attuale allenatore del Modena ed ex attaccante di Parma, Lazio, Milan e appunto Inter avrebbe evaso 1 milione 965mila euro. Mentre Diego Alberto Milito nel solo 2013 avrebbe indebitamente percepito 720mila euro in più grazie alla “dichiarazione infedele”. Altro che bonus per la doppietta in finale di Champions League.