“I bambini hanno diritto di crescere con un papà e una mamma. La famiglia è un fatto antropologico, non ideologico”. Il presidente della Cei Angelo Bagnasco interviene a gamba tesa nel dibattito sul ddl Cirinnà che regola le unioni fra persone dello stesso sesso disciplinando anche l’istituto delle adozioni. Dopo l’endorsement al Family day e le parole del Papa che ha sottolineato che “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”, il cardinale è tornato ad affrontare lo spinoso tema nella prolusione della sessione invernale del Consiglio episcopale permanente della Cei. E lo ha fatto citando le parole di Bergoglio per sottolineare la totale identità di vedute tra la Chiesa italiana e il Papa.

Per Bagnasco “ogni Stato assume doveri e oneri verso la famiglia fondata sul matrimonio, perché riconosce in lei non solo il proprio futuro, ma anche la propria stabilità e prosperità. Auspichiamo che nella coscienza collettiva mai venga meno l’identità propria e unica di questo istituto che, in quanto soggetto titolare di diritti inviolabili, trova la sua legittimazione nella natura umana e non nel riconoscimento dello Stato. Essa non è, quindi, per la società e per lo Stato, bensì la società e lo Stato sono per la famiglia”. Parole altrettanto inequivocabili sul tema delle adozioni: “Il vero bene dei figli deve prevalere su ogni altro, poiché sono i più deboli ed esposti: non sono mai un diritto, poiché non sono cose da produrre; hanno diritto a ogni precedenza e rispetto, sicurezza e stabilità. Hanno bisogno di un microcosmo completo nei suoi elementi essenziali”. 

Dopo le polemiche sulle divisioni nell’episcopato italiano in merito alle unioni civili, Bagnasco ha sottolineato che “i vescovi sono uniti e compatti nel condividere le difficoltà e le prove della famiglia e nel riaffermarne la bellezza, la centralità e l’unicità: insinuare contrapposizioni e divisioni significa non amare né la Chiesa né la famiglia. Costituiti messaggeri e araldi del Vangelo della famiglia e del matrimonio, non solo crediamo che la famiglia è ‘la Carta costituzionale della Chiesa’, ma anche sogniamo un ‘Paese a dimensione familiare’, dove il rispetto per tutti sia stile di vita, e i diritti di ciascuno vengano garantiti su piani diversi secondo giustizia”.

Nella prolusione nessun invito esplicito ad andare al Family day in programma a Roma il 30 gennaio prossimo, ma la precisazione che “i credenti hanno il dovere e il diritto di partecipare al bene comune con serenità di cuore e spirito costruttivo, come ha ribadito solennemente il Concilio Vaticano II: spetta ai laici di iscrivere la legge divina nella vita della città terrena. Assumano la propria responsabilità alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del magistero”.

Bagnasco non ha mancato di richiamare l’attenzione anche sui migranti mentre nel Vecchio continente si discute sulla necessità di chiudere le frontiere. “L’Europa e l’Onu – ha affermato il porporato – devono farsi carico della responsabilità di individuare e consolidare soluzioni che vadano alla radice di situazioni, che gettano un’ombra pesante sulla stessa civiltà. È necessario altresì sollecitare una nuova politica migratoria in Europa, affinché i Paesi dell’Unione non si chiudano, limitando la libera circolazione e riducendo l’impegno condiviso dell’accoglienza. È un pericolo da scongiurare anche attraverso una politica delle migrazioni, che non si limiti a segnalare problemi e pericoli, ma li rilegga alla luce della situazione demografica, economica, culturale e sociale dell’Europa”.

Infine, il presidente della Cei è tornato a sottolineare il problema della disoccupazione. “L’ultimo rilevamento della nostra Caritas, risalente al 2014 – ha affermato Bagnasco – dice che circa un milione e duecento mila persone sono state aiutate dai Centri di ascolto delle comunità cristiane. I problemi maggiormente persistenti risultano essere quelli economici, di lavoro e abitativi. I sei milioni e trecentomila pasti erogati, sempre nello stesso anno, dalle 353 mense della Caritas, a cui bisogna aggiungerne almeno altrettanti, assicurati da parrocchie, istituti religiosi, associazioni varie, indicano chiaramente l’esistenza di un vero e proprio ‘disagio alimentare’. Lo stesso deve dirsi per la distribuzione dei ‘pacchi viveri’: risultano essere oltre sei milioni e mezzo solo quelli dati dai centri coordinati dalla Caritas”. Aiuti che per il cardinale sono “possibili grazie anche all’otto per mille che gli italiani destinano alla Chiesa cattolica”.