Spartiacque doveva essere e spartiacque è stato. La Juventus insegue il Napoli, la Roma abbandona la corsa scudetto. Lo certificano i numeri: i bianconeri viaggiano a due punti dalla squadra di Sarri, i giallorossi sprofondano a -12 dalla vetta. L’uomo che rompe gli equilibri è sempre Paulo Dybala, al dodicesimo gol stagionale che insieme ai sette assist fa lievitare a quota 19 il conteggio delle reti bianconere nelle quali c’è il suo zampino. Il diagonale perfetto – marchio di fabbrica dell’argentino – vale l’undicesima vittoria consecutiva in campionato dei suoi. Una marcia che pare inarrestabile. È lento, invece, il passo della Roma, arrivata a Torino con tre pareggi consecutivi sul groppone e la necessità di accelerare per non perdere l’ultimo treno scudetto. Neanche l’arrivo di Luciano Spalletti in panchina è riuscito a scuotere una squadra catatonica. I giallorossi sapevano di giocarsi sul prato verde di Torino l’ultima fiche per rientrare al tavolo delle grandi. Ma impauriti e senza bussola, invece di tentare l’all-in, hanno preferito una tattica attendista, come se potessero permettersi il lusso di andar via dallo Stadium senza i tre punti in tasca. E infatti il muro difensivo regge a lungo ma non fino al fischio finale. Perché quando mancano tredici minuti alla fine, Florenzi perde palla e Pogba accelera sul centrosinistra indovinando il corridoio per Dybala: perfetto incrocio dell’argentino e palla imprendibile per Szczesny.

Crolla così il 3-4-1-2 varato da Spalletti con Nainggolan alle spalle di Salah e Dzeko. Un modulo che garantisce alla Roma solidità quando la Juve attacca a testa basta ma finisce per svuotare la fase offensiva. Lo si capisce dai primi venti minuti, nei quali i bianconeri si accampano sulla trequarti stringendo i giallorossi in una lunga morsa. Il fortino non va giù e Szczesny non è mai realmente impegnato. Allo stesso tempo però Buffon rimane spettatore non pagante per tutto il primo tempo, fatta eccezione per una botta da fuori di Florenzi al 17esimo. Ritmi blandi e poche emozioni, lasciano spazio a una gara molto tattica dove l’unico lampo è un aggancio al volo e pallonetto di Dybala sulla traversa. Tutto in fuorigioco, ma di splendida fattura.

Nel secondo tempo bisognerebbe puntare due euro su una Roma più pimpante e propositiva. Invece la partita non accelera. La Juve non ha fretta, fa possesso prolungato e attende l’attimo buono per affondare il colpo. I giallorossi non si scoprono e l’unica azione degna di nota è un sinistro di Nainggolan, deviato sopra la traversa. Poi entra Cuadrado, finora uomo dei gol pesanti, e porta una ventata di freschezza. Prima ci prova da fuori, poi innesca la più bella azione rifinita da Pogba (di tacco) e Manduzkic per la conclusione di Evra, respinta di petto da Szczesny. È l’antipasto del gol, che arriva otto minuti dopo. Il fisico di Pogba che resiste a Florenzi e la classe di Dybala spaccano la partita. Spalletti avanza De Rossi a centrocampo, mette in campo Sadiq per le barricate finali al posto di Salah, mai autore di uno spunto. Ma l’unico sussulto arriva da fermo, con una punizione di Pjanic deviata dalla barriera sfiora la traversa. Troppo poco per fermare la Juventus. Abbastanza per tagliarsi fuori dalla battaglia scudetto. Sarà una sfida a due: Fiorentina e Inter sono a -4 dai bianconeri e a meno sei dal Napoli, la Roma sprofonda a -12. A fine gennaio, è arrivato il grande gelo.