Il mondo di dj e producer sta iniziando a vivere una nuova, esaltante stagione: è infatti arrivato lo Stems, e nulla sarà più come prima. A introdurre quella che ha tutta l’aria di essere una tecnologia dalle tinte veramente innovative è la Native Instruments, casa di produzione di hardware e software musicali come i celebri Reaktor e Traktor dj, che oggi punta sull’avvicinamento della figura del producer o, in terminologia tradizionale, compositore, al mondo dei dj.

Ma cos’è in sostanza lo Stems? Trattasi, in parole povere, di un nuovo formato audio (file.stem.mp4) che contiene quattro elementi musicali separati, dando così la possibilità al dj di prendere solo quello che intende mixare e lasciando fuori tutto il resto. Detta così potrebbe sembrare un tantino oscura al pubblico dei non addetti ai lavori, quando in realtà la novità, di grande importanza per le sue dirette o indirette conseguenze, è alquanto semplice. Ogni producer infatti può liberamente scegliere quali elementi del proprio brano rendere disponibili in modalità separata, fino, per il momento e come accennavamo sopra, a un tetto massimo di quattro.

Facciamo dunque un esempio pratico: nel brano X del producer Y suonano una serie di strumenti, e nello specifico una chitarra acustica, un’elettrica, una batteria elettronica, un basso synth, un pianoforte, due synth lead, gli archi e, udite udite, un’arpa. Il nostro Y, al momento di rendere disponibile il suo brano in formato Stems, si trova a dover decidere quali dei vari strumenti che ha utilizzato vuole che siano utilizzabili isolatamente, optando infine per la batteria elettronica, il basso synth, gli archi e la chitarra acustica. Il Dj che va ad acquistare il brano di Y ha dunque la possibilità di lavorare, nei suoi live set, con le quattro tracce rese disponibili dal producer in modalità separata, combinandole non solo fra loro, ma anche con tutti gli altri elementi di qualsiasi altro brano da lui posseduto in formato Stems.

Si aprono dunque orizzonti imprevedibili e affascinanti laddove, sempre per proseguire sull’onda dell’esempio, un dj avrà la possibilità di tirare fuori un quarto brano, “originale”, dai tre di diversi altri producer acquistati in formato Stems e opportunamente mixati fra loro. L’immediato parallelismo è quello con gli esordi della musica elettronica, quando un compositore come Karlheinz Stockhausen, assoluto pioniere in questo come in diversi altri campi, affermava che “I suoni strumentali a nostra disposizione sono qualcosa di già preformato (…) Si giunse così all’idea di abbandonare i suoni strumentali preformati e di comporre di volta in volta i suoni necessari per una determinata composizione”.

Come allora si entrava e si andava a scomporre il suono, anche oggi si entra dentro qualcosa (il brano originale) per creare, ex novo, qualcos’altro. Se infatti fino ad ora il dj aveva la sola possibilità di controllare le frequenze di un brano, da oggi potrà scegliere quali dei quattro elementi mixare fra quelli resi disponibili dal producer, elaborandoli ulteriormente con gli equalizzatori in infinite combinazioni possibili.

Ma come si fa a lavorare col formato Stems? Ovviamente ci pensa Native Instruments che, ad uopo, oltre a varie altre macchine, ha lanciato, insieme al nuovo formato, il Traktor Control S5, la macchina appositamente studiata per lavorare con gli Stems. Ma quanto cambia effettivamente la vita e il lavoro di un dj dopo l’arrivo di questo nuovo formato? Come afferma il dj italo-australiano, di formazione londinese, Massimo Latelli aka Liquid Life: “Native Instruments è per ora l’unico produttore di software e hardware che supportano gli Stems. Quindi per tutti quei dj che sono abituati ad usare altre marche la vita potrebbe cambiare completamente, perché bisognerà adattarsi ad usare strumenti diversi. Tecnicamente, al momento, è come investire in borsa, bisogna crederci. Dal punto di vista artistico è un cambiamento epocale, perché l’accento viene spostato sempre più sulla performance dal vivo, e i confini tra dj e produttore vengono quasi eliminati. Per capirci, se fino ad oggi un dj che voleva remixare un brano doveva farlo in studio, adesso invece può remixare dal vivo due brani scegliendo solo gli elementi che preferisce”.

In giro sono ancora pochi i mix che utilizzano la nuova tecnologia Native Instruments, sia perché “non ci sono ancora molti brani – come afferma Liquid Life – disponibili in questo nuovo formato e sia perché molti dj stanno testando gli Stem live set nei club prima di condividerli col pubblico di internet. A ogni modo, ho trovato interessanti gli Stem live set di NGHT DRPS, il Dj e producer berlinese attualmente ‘testimonial’ della stessa Native Instruments”.