Dal 22 gennaio è possibile richiedere la conversione delle lire in euro. La Banca d’Italia e il ministero dell’Economia hanno finalmente definito le modalità con le quali dare esecuzione alla sentenza della Corte Costituzionale che il 5 novembre scorso – accogliendo il ricorso di un gruppo di risparmiatori – ha bocciato la norma del Salva Italia del governo Monti (legge 201/2011 art. 26) che anticipava al 6 dicembre 2011 il termine ultimo per poter convertire le vecchie lire in euro, quando la legge del 2002 (introdotta per gestire l’introduzione dell’euro) fissava invece al 28 febbraio 2012 la fine del diritto di cambio. Anticipando di tre mesi la prescrizione della lira, il provvedimento aveva fatto risparmiare allo Stato una cifra stimata tra 1,2 e 1,6 miliardi di euro che, invece di finire nelle tasche degli italiani in possesso delle lire, furono versate da Bankitalia in tre rate nella casse statali per concorrere alla riduzione del debito pubblico.

Una vittoria, quindi, per tutti gli italiani che conservano ancora delle lire (secondo gli ultimi dati forniti a fine agosto 2012 dalla Banca d’Italia nei cassetti e comò della Penisola ci sono ancora 300 milioni di banconote)? Proprio no. La riapertura dei termini riguarda un’esigua minoranza. Solo, si legge nella circolare ufficiale, “chi è in grado di documentare di aver richiesto di convertire lire tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012, specificandone l’importo”. Insomma, bisogna essere in possesso di richieste scritte (cartacee con sottoscrizione, tramite PEC o semplici e-mail) o dichiarazioni relative alla mancata effettuazione del cambio da parte di una Filiale della Banca d’Italia, purché sottoscritte da parte del personale dell’Istituto, con data non successiva al 28 febbraio 2012.

La conversione – si legge ancora – potrà avvenire anche sulla base di una diversa documentazione, purché la stessa presenti analoghe caratteristiche di affidabilità, che saranno valutate caso per caso dalla Banca d’Italia”. Precisazione che limiterà notevolmente la possibilità di conversione. L’Aduc si chiede “se i contribuenti potranno davvero documentarne la richiesta, dal momento che all’epoca le domande non venivano accettate e, presumibilmente, in molti non si saranno neanche recati agli sportelli, una volta saputo della prescrizione anticipata”.

L’unico spiraglio che si intravede nel comunicato ufficiale riguarda chi ha citato in giudizio Bankitalia. È, infatti, possibile che possano finalmente giungere a conclusione le cause legali avviate da alcuni cittadini che nel 2012 si accorsero solo all’ultimo del cambio di data per la conversione dei soldi. Via Nazionale ha spiegato che “per quanto riguarda le cause legali in corso, ove sussistano le condizioni, proporrà la stipula di specifici accordi transattivi con gli avvocati dei ricorrenti”.