Ormai mancano solo i passaggi poco più che formali che nelle prossime settimane porteranno alla firma del contratto vero e proprio. Ma i dettagli sono già stati definiti: A2a, la multiutility che fornisce luce e gas nelle aree di Milano e Brescia, acquisisce il 51% di Linea group holding (Lgh), analoga società che serve il sud della Lombardia ed è partecipata, tramite le rispettive ex municipalizzate, dai comuni di Cremona, Crema, Lodi, Pavia e Rovato. È la più grande operazione sinora portata a termine nel cosiddetto risiko delle multiutility, quel processo di aggregazioni tra aziende di servizi pubbliche o in parte pubbliche che anche il governo sta cercando di incentivare, per esempio consentendo ai comuni che dismettono le proprie quote di investire quanto incassato in deroga al patto di stabilità. Un risiko che a fine 2015 ha già visto la firma di accordi per l’integrazione tra la Iren di Torino e l’Atena di Vercelli, oltre che tra Sel e Aew in Alto Adige.

In Lombardia invece a farla da padrone è A2a, società quotata in borsa che ha come azionisti principali i comuni di Milano e di Brescia, con il 25% a testa. A2a prima ha rafforzato la sua partecipazione in Acsm-Agam, la multiutility di Como e Monza, aggiudicandosi il bando per il 2% del capitale ceduto da Monza e salendo così al 24%. Poi ha chiuso l’accordo con i soci di Lgh, che settimana scorsa hanno accettato l’offerta vincolante di A2a. L’operazione, secondo A2a, “per effetto di una scala dimensionale più ampia su territori contigui e complementari, consentirà di conseguire maggiori efficienze, rispondere alla crescente sofisticazione dell’offerta, affrontare la crescente competizione commerciale e rilanciare gli investimenti”.

Dal canto loro i sindaci dei comuni soci di Lgh incassano il denaro necessario a dare una boccata di ossigeno alle ex municipalizzate o alle stesse casse comunali. Ma a livello locale non sono mancate le proteste di ambientalisti e opposizioni, che tra le altre cose denunciano la perdita di potere dei territori in seguito a un’operazione che è targata Pd. Il centrosinistra è infatti al governo in tutte le amministrazioni coinvolte, fatta eccezione per il comune di Rovato, guidato dalla Lega insieme al centrodestra. E non è un caso che l’ultimo via libera all’accordo sia stato proprio quello dell’amministrazione di Rovato, che in un primo momento aveva negato il suo ok per i dubbi su un’operazione realizzata senza alcun bando pubblico. Operazione in ogni caso considerata a norma dai pareri legali richiesti da Lgh e A2a, che hanno rilevato gli elementi per considerare l’accordo una partnership industriale e non una mera cessione di quote.

I termini dell’accordo – A2a acquisirà dunque il 51% di Lgh per un prezzo di 125 milioni di euro, da versare per il 54% in contante e per il restante 46% in azioni di A2a. Ma l’operazione non si concluderà con il trasferimento di quote. Fra tre anni infatti i patti parasociali, che al momento prevedono un amministratore delegato scelto dal socio di maggioranza A2a e un presidente nominato dai soci di minoranza, verranno rivisti. E si valuterà l’opportunità di procedere a una fusione tra le due multiutility. In assenza di un accordo, A2a avrà un diritto di opzione per l’acquisto di tutte le quote di Lgh.

Le proteste contro “la logica del mercato e del profitto” – Ed è proprio quello della probabile fusione che si avrà in futuro uno dei punti contestati da chi si è opposto all’accordo. Come il consigliere comunale di Pavia Giuseppe Polizzi (M5S), che sottolinea come l’operazione sia una quotazione indiretta in borsa di Lgh, visto che la nuova controllante, A2a, è una società quotata: “I servizi pubblici locali non devono essere orientati alle logiche del mercato e del profitto. Cosa che invece avviene per un’azienda quotata, che deve tenere buoni prima di tutto gli investitori e gli azionisti, anziché dare un buon servizio e assicurare un diritto ai cittadini”. A preoccupare Polizzi è anche il piano industriale dei prossimi anni, visto che “A2a è orientata a incrementare lo sviluppo del teleriscaldamento, ovvero la bruciatura dei rifiuti anziché il loro riciclo”.

E la chiusura dell’inceneritore di Cremona slitta – Questioni sentite anche a Cremona, dove la vicenda dell’operazione A2a-Lgh si intreccia con quella del termovalorizzatore di San Rocco, o “inceneritore” per gli ambientalisti. Il sindaco Gianluca Galimberti in campagna elettorale aveva promesso di chiuderlo entro tre anni, quindi nel 2017, salvo poi prorogare il tutto a un “entro il 2024”, anche in considerazione degli elevati costi di smantellamento: “Si fa passare il mantenimento in vita dell’inceneritore – dice Marco Pezzoni di CreaFuturo – come parte dell’economia circolare di cui il sindaco ha sempre detto di essere grande sostenitore. Ma l’economia circolare è l’esatto contrario dell’incenerimento dei rifiuti, perché non li brucia, ma li recupera e ricicla”. Contrario all’acquisizione di A2a anche il comitato cremonese Acqua pubblica: “Il vero scopo di questa cessione totale di futuro e di patrimonio è uno solo, molto più politico di quanto non si voglia riconoscere: la formazione di un’enorme aggregazione aziendale, che azzererà la concorrenza reale dei servizi sul territorio dell’intera Lombardia e avrà il monopolio indiscusso delle scelte, per esempio, su riciclo/incenerimento. Il tutto beneficiando dell’enorme liquidità assicurata dalle bollette”.

di Luigi Franco e Simone Bacchetta