Nella narrazione costruita contro le unioni civili e nelle strategie retoriche adoperate per screditare le persone Lgbt, la qualità delle loro relazioni e la legittimità del desiderio genitoriale emergono una serie di controsensi, di luoghi comuni e di mistificazioni che è bene sfatare una volta per tutte. Vediamoli, uno per uno.

Erano 16 le coppie gay a Roma in attesa che il loro matrimonio contratto all'estero fosse trascritto anche in Italia

1. “Avere un figlio non è un diritto”. L’articolo 30 della Costituzione però ci ricorda che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio». La scelta di essere genitore comporta quindi dei doveri nell’esclusivo interesse del minore. D’altra parte puoi crearti una famiglia, rientra nella tua libertà personale, e puoi allevare la prole. Ma devi esserne all’altezza. Le persone Lgbt hanno capacità genitoriali come chiunque altro, come ci ricordano gli studi dell’Apa, la Cassazione (dal 2013) e le recenti sentenze dei tribunali sulle coppie omogenitoriali.

2. “La famiglia è basata sul matrimonio tra un uomo e una donna”. La nostra Costituzione la definisce «come società naturale fondata sul matrimonio» (art. 29), ma non esiste un esplicito divieto al vincolo matrimoniale delle persone omosessuali. Nel 1948 non erano certo previste le unioni tra gay e lesbiche, ma questa non è una buona ragione per vietarle oggi. All’epoca non era stato nemmeno previsto il divorzio. La famiglia, come è evidente, cambia.

3. “I gay alimentano il mercato dei bambini”. Secondo il movimento omofobo, i padri gay che ricorrono alla Gpa foraggerebbero un vero e proprio mercato dei bambini. In verità negli Usa, dove essa è aperta anche alle coppie gay, occorre pagare un’agenzia che mette in contatto i futuri genitori con la portatrice e che gestisce gli aspetti burocratici. Tutto ciò ha dei costi che includono un compenso per la gestante. Altrove, come in Canada e Regno Unito, la Gpa è solidaristica, ovvero gratuita. In altri paesi ancora, infine, tipo Russia e India, la Gpa è vietata per le coppie gay ma è consentita per le coppie eterosessuali. Il fenomeno esiste da decenni, vi ricorrono in maggioranza le cosiddette famiglie tradizionali, eppure pare essere diventato un problema solo adesso e solo per le coppie gay. Se il mercato esiste, in altre parole, ad alimentarlo sono altre categorie sociali.

La presenza di una spesa determina necessariamente le condizioni di una compravendita? Se guardiamo ai costi necessari per l’adozione all’estero, si arriva fino a quarantamila euro. Si potrebbe dunque parlare di compravendita di bambini anche in questi casi? Forse è più ragionevole credere che certe parole vengono lanciate come bombe nel dibattito con il solo scopo di spaventare l’opinione pubblica e orientarla contro i genitori omosessuali e i loro figli, nello specifico.

4. “Con la Gpa si riduce il corpo della donna a merce”. Il concetto di mercificazione del corpo femminile altro non è che l’ennesimo strumento di propaganda: negli Usa le gestanti devono essere economicamente indipendenti, così come in Canada, proprio per evitare che qualcuno approfitti di situazioni di indigenza. Se una donna vuole gestire liberamente il suo corpo, a norma di legge, in modo solidaristico o dietro compenso, piaccia o meno fa parte del concetto di autodeterminazione dell’individuo. E forse è proprio questo che non piace agli Adinolfi, alle Miriano (“sposati e sii sottomessa”, no?), ecc.

5. “Il ddl Cirinnà porta all’utero in affitto”. Il ddl in questione conferisce alcuni diritti alle coppie omogenitoriali e ai loro bambini e bambine. Per altro dalla geografia della Gpa emerge un’altra evidenza: unioni civili e matrimonio egualitario non sono per nulla legate al cosiddetto “utero in affitto”. Dei paesi in cui sono legali, la maggioranza vieta la Gpa (e anche in Italia permarrebbe il divieto). Solo negli Usa esistono forme di pagamento della portatrice (dietro precise garanzie sulla sua sicurezza). Negli altri, invece, la Gpa è solidaristica. Nei paesi invece dove l’omosessualità è reato (Russia e India) o dove le costituzioni escludono il matrimonio alle coppie omosessuali, la surrogacy è a pagamento.

6. “I bambini hanno diritto ad avere un padre e una madre”. I bambini hanno il diritto di crescere con le loro famiglie di origine e di avere le cure necessarie al loro benessere. Se il genitore naturale non è capace di provvedere ai bisogni della prole o rinuncia al diritto/dovere di cura, essa viene affidata a terzi. La coppia omogenitoriale sceglie di avere un figlio e in quella scelta si pone la condizione essenziale per cui il nascituro possa esistere, un giorno. Se il bambino nasce, avrà il diritto di crescere con chi lo ha voluto e ha determinato le condizioni per cui venisse al mondo. Impedendo tale scelta, invece, il bambino non nascerà mai. E se non nasce, non avrà mai nessun diritto, di nessun tipo. Mirano forse a questo certi fautori della famiglia tradizionale? Tutto lascia pensarlo.