Un incarico da poco assegnato ma già contestato in sede giudiziaria. E un altro che tarda ad essere assegnato sebbene il governo si fosse impegnato a provvedere entro il 2015. Al dipartimento per le Politiche europee della Presidenza del Consiglio si fatica a trovare la quadra. Malgrado la delicatezza delle funzioni alle quali la struttura è preposta. A cominciare dalla prevenzione del contenzioso comunitario. Ossia delle multe comminate all’Italia dalla Corte di giustizia europea per violazione degli obblighi di appartenenza all’Ue e che pesano attualmente sull’erario per circa 160 milioni di euro. Un salasso per le casse dello Stato, nonostante il numero complessivo delle procedure d’infrazione a carico del nostro Paese sia sceso da 121 a 89 dall’insediamento del governo guidato da Matteo Renzi ad oggi.

UFFICI STRATEGICI Eppure alcuni ruoli chiave continuano a rimanere scoperti o ad alimentare ricorsi in sede amministrativa. I nodi riguardano in particolare due uffici del dipartimento guidato da Diana Agosti, moglie dell’ex presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio durante il governo guidato da Mario Monti e, successivamente, vice ministro dello Sviluppo economico con Enrico Letta. Si tratta del Servizio informative parlamentari e Corte di Giustizia Ue e della Struttura di missione per le procedure d’infrazione alla normativa Ue. Tra i compiti del primo c’è quello di provvedere “all’adeguamento coerente e tempestivo delle amministrazioni pubbliche agli atti dell’Unione europea e di “prevenire il contenzioso dinanzi alla Corte di giustizia” dell’Ue. Compiti fondamentali vista la portata economica delle multe inflitte all’Italia da Bruxelles. Sanzioni che, come disposto dall’ultima Legge di stabilità, saranno pagate con le risorse del “Fondo recepimento normativa europea”, gestito dal ministero dell’Economia, la cui dotazione è stata aumentata di 50 milioni di euro per il 2016 e di 100 sia per il 2017 che per il 2018. Fermo restando il diritto di rivalsa dello Stato nei confronti delle amministrazioni responsabili delle violazioni sanzionate all’Unione europea.

TUTTI AL TAR Nel frattempo, per coprire il ruolo di dirigente del Servizio informative parlamentari, nell’aprile 2015, la presidenza del Consiglio ha attivato una procedura d’interpello con carattere d’urgenza. Una procedura, di recente, duramente contestata dalle sigle sindacali Dirstat e Unadis. Tra i candidati è stato individuato l’assegnatario dell’incarico che, tuttavia, “per sopravvenute ragioni di ordine personale e familiare” ha rinunciato. A questo punto, la scelta è ricaduta su Aurelio La Torre che ha ottenuto l’incarico lo scorso ottobre. Una decisione, però, contro la quale Pietro Maria Paolucci, uno degli esclusi risultato idoneo all’interpello, ha presentato, tramite il suo legale Francesco Vannicelli, ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) del Lazio contestando la legittimità della nomina del collega avvenuta – secondo i rilievi del ricorrente sintetizzati nell’avviso di camera di consiglio – “prescindendo dalla procedura di interpello avviata”. Paolucci chiede in via cautelare la sospensione del provvedimento e la rivalutazione dell’interpello in suo favore. Oltre all’annullamento della nomina. Un ricorso che chiama in causa direttamente anche la Presidenza del Consiglio e sul quale i magistrati si pronunceranno il 27 gennaio.

SEDE VACANTE Ma non è tutto. C’è da sciogliere il nodo della Struttura di missione per le procedure d’infrazione alla normativa Ue ancora priva di un coordinatore. Si tratta di un altro ufficio chiave in tema di multe comminate dall’Unione europea. Ad esso è demandato, tra gli altri, il compito di “prevenire l’insorgere del contenzioso Ue e di rafforzare il coordinamento delle attività volte alla risoluzione delle procedure d’infrazione”. Intervenendo, ove possibile, in un momento “perfino anteriore all’apertura formale delle procedure” stesse. Lo scorso novembre, intervistato da Il Messaggero, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei Sandro Gozi (nella foto) aveva preso un impegno preciso: “Abbiamo ereditato una struttura indebolita e disorganizzata. Quindi serviva una rivoluzione. Riorganizzato il rapporto tra livello politico e amministrazione proprio in questi giorni è stata coperta la figura di coordinatore informative parlamentari (sulla cui nomina dovrà ora pronunciarsi il Tar, ndr). Il capo Struttura di missione sarà trovato invece entro l’anno”. Solo che il 2015 è finito e la casella è ancora vuota.

PARLA GOZI Come mai? “Intanto la Legge di stabilità ha introdotto un elemento di chiarezza stabilendo che le sanzioni comminate dall’Europa siano coperte tramite il ricorso al Fondo recepimento normativa europea”, fa sapere dal dipartimento per le Politiche Ue della presidenza del Consiglio lo staff del sottosegretario Gozi. “Quanto alla Struttura di missione si sta procedendo alla selezione – spiegano –. Ma nel frattempo l’ufficio è coperto da altro dirigente che, visti i risultati, sta evidentemente operando bene”. Infine il contenzioso aperto per la recente nomina del coordinatore del Servizio informative parlamentari: “A guidarlo è stato designato un dirigente dal curriculum qualificatissimo come il dottor La Torre – assicurano –. Quanto al ricorso pendente dinanzi al Tar ne attendiamo gli esiti”.

Twitter: @Antonio Pitoni