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Non si placano le polemiche attorno alla decisione della Rai – anche se non è ancora chiaro di chi – di anticipare, parrebbe scientemente, di una manciata di secondi il conto alla rovescia per salutare il nuovo anno.

E’ una “consolidata prassi aziendale” di vecchia data applicata non solo al countdown di capodanno ma anche a telegiornali e programmi televisivi di successo avrebbe scritto – stando a quanto riportato da La RepubblicaAntonio Azzalini, il responsabile dello show del 31 dicembre, nella sua lettera di giustificazioni con la quale ha risposto alle contestazioni disciplinari di Viale Mazzini.

“Mai e poi mai una decisione così irrazionale ed irrispettosa verso il pubblico, come intervenire sul countdown, è stata condivisa con me, cioè con il vertice della Rete, né ora, né in passato”, gli replica, Giancarlo Leone, Direttore di Rai Uno, in un’intervista pubblicata ieri su La Repubblica.

Gli ingredienti per un caso ad alto impatto politico e mediatico, naturalmente, ci sono tutti.

C’è l’ammiraglia della televisione di Stato che sbaglia o trucca la mezzanotte più importante dell’anno prendendo in giro – o almeno questa è l’ipotesi dell’accusa – milioni e milioni di italiani al solo fine di sottrarre share alla concorrenza.

E c’è il più tradizionale degli scaricabarili aziendali con chi è un gradino più giù che non ci sta a rimanere con in mano il cerino acceso e punta l’indice con i vertici della propria azienda dicendo che sapevano tutto e, anzi, avrebbero in qualche modo avvallato la scelta.

C’è però una questione nella questione, sin qui rimasta sullo sfondo, che, invece, meriterebbe un po’ più di attenzione perché rilevante tanto sotto il profilo politico che sotto quello giuridico dell’accertamento – al quale prima o poi bisognerà pervenire – delle responsabilità per l’accaduto.

Ridotta all’essenziale la domanda che sarebbe opportuno porre al Direttore di Rai Uno è questa: cosa ha fatto la concessionaria pubblica del servizio radiotelevisivo di Stato per assicurarsi che la mezzanotte scoccasse a mezzanotte, non un secondo prima e non un secondo dopo?

Quali misure e precauzioni tecnologiche ha adottato la Rai per fare in modo che il conto alla rovescia fosse sincronizzato, per davvero, agli orologi di mezzo mondo?

Nel 2016, nel pieno dell’era digitale, in un’epoca nella quale su miliardi di dispositivi connessi, in tutto il mondo, la mezzanotte del nuovo anno scocca nello stesso identico centesimo di secondo – o, al limite qualche centesimo di secondo dopo a causa del ritardo con il quale i dati viaggiano lungo le autostrade dell’informazione – neppure una vecchia signora come la Rai può permettersi il lusso di presentarsi davanti a un pubblico di milioni e milioni di telespettatori con la pretesa di lanciare il conto alla rovescia guardando un pallottoliere, le lancette di un orologio analogico di questo o quel manager o, semplicemente, le dita di una mano di un assistente di studio.

A prescindere dalla querelle – per la verità poco edificante – sulle responsabilità interne all’azienda in relazione a chi ha deciso, non deciso o, semplicemente avvallato tacitamente l’idea di anticipare il conto alla rovescia, ciò che lascia di stucco ed appare imperdonabile sotto il profilo politico e giuridico è che un’azienda come la Rai possa realizzare un programma colossale, interamente costruito attorno all’attesa del secondo più importante dell’anno senza assumere alcuna precauzione tecnologica finalizzata a far sì che l’annuncio di quel secondo sia corretto, puntuale e obiettivo.

La Rai aveva – e la circostanza appare difficilmente confutabile – un obbligo giuridico di diligenza minima che le imponeva di adottare ogni adeguata misura tecnologica – compatibile con lo stato della tecnica – per far sì che l’annuncio della mezzanotte arrivasse al momento giusto. Eppure nessuno in Rai, sin qui, nel difendersi o difendere l’azienda dall’accaduto sembra aver dichiarato che l’anticipo della mezzanotte sia stato dovuto a qualsivoglia errore o problema incorso nonostante l’adozione di questa o quella misura tecnologica.

E se tanto risultasse confermato, l’assenza di idonee soluzioni tecnologiche capaci di garantire l’allineamento tra l’annuncio della mezzanotte da Matera, alla mezzanotte dei milioni e milioni di italiani davanti al piccolo schermo rappresenterebbe, di per sé, un autentico macigno per la tv di Stato, sufficiente, anche isolatamente considerato, ad inchiodarla alle proprie responsabilità almeno per non aver fatto ciò che era lecito attendersi fosse fatto per fornire al pubblico di Rai Uno un’informazione obiettiva, veritiera e corretta sullo scoccare della mezzanotte.