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A Colonia e in altre città in Germania e in Europa, la notte di San Silvestro 2015 si è trasformata in incubo per centinaia di donne, vittime di assalti coordinati da parte di gruppi di 30-40 uomini alla volta (oltre 1000 in totale), autori di rapine, violenze e molestie sessuali. Per giorni la notizia ha stentato a farsi strada nei media, fino al 5 gennaio, quando 300 donne hanno manifestato contro le violenze. La polizia ha dichiarato che gli autori delle aggressioni sarebbero di “origine araba o nord africana”, tra cui alcuni richiedenti asilo; e che simili episodi di molestie sessuali collettive, chiamati “taharrush gamea”, sarebbero già avvenuti durante le primavere arabe, per impedire la partecipazione delle donne alle manifestazioni. Angela Merkel ha promesso di “trovare i colpevoli velocemente e punirli senza considerazione di origine”, ma in Germania cresce la protesta e cominciano le rappresaglie contro i rifugiati.

Questi fatti sconcertanti chiudono un 2015 già segnato dall’accelerazione delle emergenze globali: conflitti armati, attacchi terroristici, i traffici delle organizzazioni armate criminali transnazionali (esseri umani, droga, armi, manovalanza mercenaria), in un contesto di sempre più acuta crisi sociale ed economica e pressante emergenza ambientale e climatica.

Dopo la strage di Charlie Hebdo di inizio 2015, il 2016 porta con sé nuove profonde preoccupazioni e ci mostra l’urgenza di una nuova riflessione transnazionale ed interculturale ampia, inclusiva ed aperta, informata e propositiva per affrontare meglio le minacce alla sicurezza collettiva. Vanno rinforzate le capacità d’identificazione dei migranti (uomini, donne e minori) e d’analisi delle situazioni individuali; migliorata la cooperazione internazionale nei settori della sicurezza e della giustizia, per colpire le mafie che trafficano gli esseri umani, e ottimizzata l’accoglienza, con la partecipazione delle realtà sociali coinvolte e il coordinamento efficace degli attori nazionali e locali e le forze di sicurezza, in un contesto di rinforzata trasparenza per evitare la ripetizione di sistemi di gestione politico-affaristico-criminale.

C’è poi bisogno di educazione per tutti, europei e migranti, uomini e donne; educazione civica, etica, morale, legale e ai diritti umani delle donne e dei bambini ed la loro protezione dalla violenza di ogni tipo, soprattutto impedendo che siano loro sbarrate le porte della partecipazione in ogni settore. Non è solo l’estremismo islamista a minacciare le donne, ma la cultura dell’abuso che pervade trasversalmente il pianeta grazie alle attuali strategie e tecnologie della comunicazione.

È venuto poi il momento di rifondare i rapporti con i paesi di origine dei flussi migratori e dei richiedenti asilo, non solo analizzando come bloccare l’esodo verso l’Europa, ma anche considerando se è possibile farlo mentre continua l’export di armi europee, tedesche ed italiane comprese, verso i paesi di quei rifugiati che non vogliamo o non possiamo più ricevere a casa nostra; paesi dai quali emana anche un terzo flusso, quello del petrolio e delle altre materie prime volate verso l’occidente e i poteri emergenti.

Ora, questa parte della discussione stenta a decollare, visto che ancora l’8-9 novembre scorsi Renzi conduceva una visita-lampo in Arabia Saudita, paese primo acquirente mondiale di armi, impegnato nella guerra in Yemen e che pochi giorni fa ha messo a morte 47 persone, tra cui il leader sciita Nimr al-Nimr, sconvolgendo ulteriormente la regione. Il M5S ha chiesto una risposta per quanto riguarda i contratti italo-sauditi, ma se la questione resta nebulosa, i primi squarci di luce trapelano grazie ai riflessi brillanti dei Rolex gettati dagli arabi ai membri della nostra delegazione, i quali si sarebbero poi azzuffati in un parapiglia indecoroso che sprofonda l’Italia ancor più in basso nella considerazione del mondo.

In altri paesi nemmeno le dimissioni, solo un formale harakiri trasmesso a reti unificate avrebbe potuto lenire il senso di umiliazione nazionale. Nel paese di Fantozzi tutto ciò non avverrà, ma viene almeno da richiedersi, come a suo tempo fece il compianto Nino Manfredi, se dobbiamo avere più paura de loro che ce vonno ammazzà oppure de voi che ce dovete difendere!