Ama Roma, la società che gestisce la raccolta rifiuti ma anche gli undici cimiteri capitolini, deve fare i conti con una richiesta di risarcimento danni che potrebbe sfociare in una denuncia per truffa. Tutta colpa dell’asta pubblica bandita nel 2014 per fare cassa assegnando in concessione per 75 anni cappelle, tombe ed edicole funerarie al Verano, al Flaminio, al Laurentino e al cimitero di Castel di Guido. Una cittadina ha partecipato e si è aggiudicata per 245mila euro (contro una base d’asta di 144.456) l’assegnazione di una cappella al Verano: nove metri quadri in uno stato di conservazione che la scheda tecnica definisce “discreto”. Voleva trasferirci la salma del marito, scomparso nel 2010. Ma la cappella, in cui possono essere custoditi fino a 12 corpi, si è rivelata “fatiscente, da abbattere e ricostruire”, si legge in un comunicato dell’associazione Codici, che annuncia di volersi costituire parte civile nel procedimento. Di qui la decisione di chiedere i danni alla società che ha come azionista unico il Comune di Roma. E ora la signora sta valutando di sporgere denuncia per truffa.

Va detto che la scheda precisa anche che l’intonaco interno “è in cattive condizioni” e essendo il manufatto “edificato parzialmente contro terra” “sono probabili infiltrazioni anche dalla copertura, coperta in lastre di travertino ma colonizzata dalla vegetazione, con sconnessione di alcuni elementi di coronamento”. E vi si legge anche che sono “necessari lavori di manutenzione“. La camera sepolcrale, però, è definita “asciutta”. Diverso il risultato della perizia fatta fare dall’acquirente.

Dall’asta, che ha permesso di aggiudicare 54 lotti di cui una trentina al Verano, Ama Roma ha ricavato un totale di 3,7 milioni di euro, con un rialzo di 901mila euro rispetto al valore base. “Reinvestiremo i soldi per la cura e la manutenzione del verde e dei cimiteri”, aveva spiegato l’ex assessore all’Ambiente di Roma Capitale Estella Marino.