A un anno esatto dall’attentato al settimanale satirico Charlie Hebdo e quasi due mesi dopo la strage del 13 novembre, Parigi torna a dover affrontare la minaccia del terrorismo. Un uomo, “un marocchino di 20 anni” pregiudicato, ha cercato di assalire il commissariato del quartiere della Goutte d’or (diciottessimo arrondissement) della capitale al grido di “Allah Akhbar” e “ha tentato di colpire un agente schierato a protezione del commissariato con diversi colpi di coltello”. A quel punto il poliziotto gli ha sparato e lo ha ucciso. Indossava una finta cintura esplosiva, era armato di coltello e aveva un pezzo di carta con disegnata la bandiera dell’Isis. Sul suo corpo è stata ritrovata anche una rivendicazione manoscritta in arabo, nella quale si parlava di un “atto per vendicare i morti in Siria” e giurava fedeltà all’autoproclamato califfo dell’Isis, Al-Baghdadi. Di fatto, già poco dopo la sparatoria, Rocco Contento, sindacalista della polizia che sul posto aveva detto che “il terrorista ha agito secondo le modalità impartite dallo Stato Islamico“. Secondo quanto emerge da fonti vicine agli inquirenti citate dalla tv Btfm, era un pregiudicato, noto alla polizia per essere stato arrestato dopo un furto commesso nel 2013 a Sainte-Maxime, nel dipartimento del Var. All’epoca si era detto senza fissa dimora e il suo nome potrebbe essere Alì.

La dinamica – Intorno alle 12, come ha riferito il portavoce del ministero dell’Interno, ha cercato di entrare nella struttura al grido di “Allah akbar” (“Allah è grande”). Freddato da tre colpi di pistola prima che potesse usare la mannaia o l’esplosivo, non aveva documenti, ma gli inquirenti hanno raccolto il suo cellulare, utile alle indagini, e l’hanno comunque identificato. Nel 2013, secondo la tv Bfmtv, l’uomo era stato fermato per furto a Sainte-Maxime, nel dipartimento del Var. L’identificazione è avvenuta attraverso le impronte digitali, prese al momento del fermo per furto, quando l’uomo si era detto senza fissa dimora.

L’attacco ha scatenato il panico nel quartiere di Barbès, a due passi della basilica del Sacro Cuore di Montmarte, dove vivono numerosi immigrati africani. Alunni e maestri di due scuole della vicina rue de la Goutte-d’Or sono rimasti barricati fino a quando l’allarme è rientrato, con un robottino-artificiere che si avvicinava al cadavere di Alì per scongiurare un’eventuale esplosione ritardata. Il portavoce del ministero dell’Interno, che da subito si era mostrato cauto limitandosi a dire che l’uomo indossava “un dispositivo che potrebbe essere una cintura esplosiva“, ha spiegato che “secondo le prime informazioni che ci sono state riferite, l’uomo avrebbe agito da solo”.

A diffondere per prima le immagini della sparatoria è stata la giornalista del New York Times Anna Polonyi su Twitter. In una di queste si vede il cadavere del sospetto ispezionato da un robot per verificare la presenza di esplosivo. Sul posto sono intervenuti gli artificieri. L’intero quartiere è stato chiuso dalle forze dell’ordine e due scuole sono state messe sotto protezione.