La bandiera nera con la dichiarazione di adesione all’Isis. Foto di bambini armati. Campi di battaglia. Persone ferite o mentre inneggiano allo Stato islamico. C’era questo nel telefonino di uno dei tre libici arrestati dalla Digos domenica 3 gennaio a Genova. L’accusa nei loro confronti è di riciclaggio aggravato dalla finalità terroristica. I tre arresti arrivano dopo quelli – sempre nel capoluogo – dei due iraniani sospettati di appartene a una cellula jihadista.

Abdel Kader Alkurbo (50 anni libico con passaporto svedese), Muhamad Ali Mosa Lufty (43 anni libico residente a Bruxelles) e Mohamed Abdel Mohamed Amar (39 anni, libico con passaporto belga) sono stati fermati al porto dopo essere sbarcati dal traghetto proveniente dalla Tunisia con tre auto (probabilmente rubate) senza documenti. Hanno detto di essere commercianti d’auto, ma per gli investigatori potrebbero essere fiancheggiatori e il commercio di automobili potrebbe servire per finanziare l’Isis. Da qui l’accusa di riciclaggio aggravato dal terrorismo.

Dalle indagini emerge che i tre hanno viaggiato altre volte da e verso il Nord Africa, con auto però regolari. Le loro tracce sono state registrate dalle compagnie di navigazione che hanno conservato i loro dati anagrafici nei data base dei passeggeri. Gli inquirenti pensano che il sostegno allo Stato islamico potrebbe arrivare in due modi. O con il semplice trasporto di auto “pulite” (poi usate per consentire ai terroristi di spostarsi tranquillamente); o finanziando le casse dell’organizzazione attraverso la vendita delle auto rubate. Un altro aspetto da chiarire è quello del supporto logistico in Liguria. Gli investigatori si chiedono se i tre avevano contatti con una cellula terroristica attiva a Genova o nelle altre province. Un riscontro a questa ipotesi potrebbe arrivare nelle prossime ore dall’analisi dei tabulati telefonici sui cellulari sequestrati.

“Non sono terroristi”, hanno dichiarato i loro difensori, Enrico Romanelli e Agostino Zurzolo. “Sono passati dalla Libia alla Tunisia – hanno spiegato – ed erano diretti a Bruxelles. Le auto le hanno comprate ed erano sorpresi che la polizia abbia contestato loro che fossero rubate. Loro non hanno contatti a Genova e con il territorio ma erano solo in transito”. Mercoledì 6 gennaio il magistrato chiederà la convalida dell’arresto e la misura cautelare in carcere. L’interrogatorio verrà fissato entro venerdì.

“Il porto rischia di diventare crocevia di soggetti legati al terrorismo internazionale, ma queste persone devono capire che qui i controlli sono serrati e che non possono girare indisturbati senza dare contezza di chi siano e cosa fanno”, ha dichiarato il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi. Sui tre arresti è intervenuto anche il ministro della Difesa Roberta Pinotti, a margine di un incontro del Pd che si è tenuto nel capoluogo: “Le forze dell’ordine stanno funzionando, ora la magistratura farà gli approfondimenti del caso. L’idea che i terroristi potessero usare rotte meno consuete, meno sotto i riflettori, come il porto di Genova, era un’ipotesi che immaginavamo”. Per il ministro il lavoro delle forze dell’ordine non è “improvvisato negli ultimi tempi, perché purtroppo il rischio terrorismo è presente da tempo, prima di Bataclan e Charlie Hebdo”.

Intanto emergono nuovi dettagli dall’indagine che ha portato all’arresto dei due sedicenti fratelli iraniani Karim e Shahad El Kunani, fermati all’aeroporto lo scorso 31 dicembre mentre cercavano di imbarcarsi su un volo per Londra con falsi documenti belgi. Gli investigatori sono convinti che i due hanno incontrato qualcuno nel capoluogo ligure. L’incontro è stato registrato dalle telecamere del centro storico. Verrebbe così confermata l’ipotesi che i due non fossero a Genova casualmente, ma che avessero già dei contatti. Al momento è escluso che gli arresti degli iraniani e dei tre libici siano collegati.