Anteprima immagini del film : 'Star Wars: Episode VII - The Force Awakens'

E’ una notizia di cui hanno parlato molti giornali in giro per il mondo, tra cui Repubblica ma soprattutto il prestigioso New York Times. Il tema cruciale che deciderà le sorti del mondo riguarda il film del momento “Star Wars: The Force Awakens” e nello specifico Carry Fisher, la Princess Leia dei primi tre film nonché sogno erotico (di ieri) di molti quarantenni di oggi.

La materia del contendere, decisamente non tralasciabile dai tabloid, è che Princess Leia non è più figa come una volta. Se è per questo manco io sono gnocca come a diciannove anni (età in cui la Fisher ha recitato nel primo film) e non oso veramente immaginare come sarò fra venti quando avrò raggiunto l’età che ha ora l’attrice, 59.

Ma c’è di più.

Proprio per il suo aspetto fisico è stata oggetto di insulti da parte di troll, molto possibilmente brutti ceffi, che vergognandosi del loro aspetto usano come profilo la foto di qualche Supereroe, animali esotici o vecchie glorie del Metal. Credo che dare voce a questi meschini voglia dire riservargli un’autorità che non meritano e non hanno, mettere i loro messaggi in primo piano non fa altro che accrescerne l’ego da vili mascherati.

Invecchiare è un concetto dal quale si cerca di svicolare, un processo che si prova ad arrestare, soprattutto nello show-biz. Tentare con ogni mezzo di arginare gli anni, pena l’esposizione alla pubblica gogna, è un problema trasversale che riguarda uomini e donne, famosi e non.

Anche uomini, attori famosi un tempo bellissimi, vengono massacrati se diventano abnormi (Brando e Depardieu) o se in una manciata di anni diventano la caricatura di se stessi (Depp e Rourke). Confesso di essere presa da sgomento ogni volta che vedo una loro foto recente, ma non mi sognerei mai di offenderli sul loro profilo Twitter.

In fondo, si invecchia come si può (a meno di non voler diventare come Renato Balestra) e bellezza e gioventù – come ha risposto Carrie Fisher ai suoi detrattori – sono solo il risultato dato dagli anni e dal Dna, non una conquista.

In una società sana, culturalmente evoluta, dove si usa l’intelletto per discutere e lo spirito per condividere, non si dovrebbero sprecare tempo ed energie su come una persona porta addosso il peso dei suoi anni. Ti riporta indietro all’età infantile, quando l’offesa spiccia è l’unico mezzo verbale su cui il bambino può contare, è un’involuzione culturale della specie.

Capisco che apparire è tutto, e se sei famoso lo è ancora di più, ma dovrebbe essere garantito a qualunque essere vivente il sacrosanto diritto, a un certo punto della vita, di mollare la presa. Di rilassarsi. Di non dover pensare a come il mondo ti giudicherà in base al tuo aspetto. Diversamente, vivere potrebbe diventare una tortura quotidiana.

Veder scivolare gli anni alle spalle è già duro di per sé, un pochino di comprensione e tenerezza nel mondo e verso gli altri non farebbero affatto male. E per non esacerbare il conflitto e inacidire i dolori personali, il grande giornalismo dovrebbe cominciare a ignorare le cattiverie gratuite di personcine piccole piccole nascoste dietro a uno schermo.