salva banche 2 675

I risparmiatori che investono cifre, piccolissime se rapportate alle enormi somme di denaro che muove la finanza globale, ma enormi se si considera che sono quasi sempre il frutto di sforzi e sacrifici durati vite intere, devono essere tutelati dallo Stato. Ciò discende innanzitutto dall’art. 47 della Costituzione italiana, secondo il quale “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme: disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”.

Tale principio è stato del resto applicato dalle principali leggi in materia, quali soprattutto il testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, contenuto nel decreto legislativo n. 58 del 24 febbraio 1998, che impone al suo art. 21 ai “soggetti abilitati” all’esercizio di tale attività, obblighi di diligenza, correttezza e trasparenza, impegno per evitare conflitti di interesse e per l’adozione di “misure idonee a salvaguardare i diritti dei clienti sui beni affidati”. Regole ulteriormente specificate nel Regolamento Consob del 298 ottobre 2007 come modificato.

Non v’è dubbio che tali obblighi siano stati violati dagli amministratori delle Banche oggetto del recente decreto del governo, il quale però, lungi dal sanzionarne gli amministratori e intervenire a sostegno dei risparmiatori vittima del loro operato, ha, nella riunione del Consiglio dei ministri tenutasi il 10 settembre scorso, addirittura deciso di impedire l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori. Risultato finale di questi penosi contorcimenti, quasi quattro miliardi di fondi pubblici spesi senza garantire la tutela dei risparmiatori, uno dei quali, il pensionato Luigino D’Angelo, si è suicidato, mentre molti altri hanno subito perdite considerevoli e un notevolissimo stress psicologico.

Le norme adottate presentano a prima vista determinati profili di illegittimità costituzionale che andranno fatti valere a tutela dei risparmiatori colpiti (per scambiare riflessioni e proposte in merito scrivete a difesarisparmiatori@yahoo.it) anche se furbescamente il governo ha cercato di nascondersi dietro la necessità di dare attuazione alle norme europee in materia. Peraltro, giova rilevare come la stampa italiana si sia concentrata prevalentemente, in consonanza con la sua natura oramai prevalentemente scandalistica, a focalizzare la sua attenzione sul conflitto d’interessi, sicuramente di palmare evidenza, costituito dal fatto che il padre di una ministra della Repubblica sedeva nel Consiglio di amministrazione di una delle banche interessate dalla fosca vicenda. Conflitto solo apparentemente risolto dalla votazione da parte del Parlamento di una mozione che respingeva la richiesta di dimissioni della ministra in questione, per la cui approvazione è stato determinante l’appoggio della destra. Una sorta di union sacrée a difesa degli interessi costituiti e contro i cittadini italiani, specialmente i risparmiatori.

Tale focus ristretto non ha però consentito di individuare fattori e aspetti di carattere sistemico. E’ su tali aspetti che si è di recente svolto un interessante intervento, su Zeroviolenzadonne, di Marco Omizzolo e Roberto Lessio secondo i quali “grazie al nuovo provvedimento pro-banche dell’ex rottamatore Renzi (adottato con un Consiglio dei Ministri convocato di domenica pomeriggio), il pensionato di Civitavecchia si è trovato completamente solo davanti al muro di gomma che circonda il mondo della finanza internazionale e che lo ha letteralmente schiacciato con il suo peso fatto di ricchezza creata dal nulla e miseria etica”. Omizzolo e Lessio mettono sul banco d’accusa anche la Banca d’Italia, la quale come si sa, pur dovendo svolgere funzioni di vigilanza, è partecipata dalle varie banche. Un sistema che consente intrecci e conflitti di interessi alquanto perversi. Come spiega pure perché i principi dettati dalla Costituzione e dalle leggi che hanno inteso dare applicazione al suo art. 47 siano rimasti in questo ed altri casi lettera morta.

Adottando tale ottica più ampia e adeguata ci si rende conto di come il problema centrale non sia costituito dalle parentele della ministra Boschi, ma dal rifiuto da parte dello Stato e degli Stati nel loro complesso a regolare in modo adeguato lo svolgimento dell’attività finanziaria. Nel casinò globale si gioca d’azzardo e a rimetterci sono i soliti polli da spennare. Ci vuole una regolamentazione attenta e severa a tutela dei diritti dei consumatori come pure della credibilità del sistema finanziario nel suo complesso. Argomento che certamente un governo come questo e la coalizione di deputati e senatori votati alla difesa dell’ingiustizia e dello status quo che lo sostiene, non può certamente non dico affrontare ma neanche porsi, senza inorridire. Il problema però è anche e soprattutto di noi cittadini. Che ce ne facciamo di “legislatori” del genere?