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Incontrare Michael Margotta, conversare con lui di recitazione, di cinema o di altri temi legati all’arte o alla cultura è motivo di orgoglio personale che non può che arricchire il mio bagaglio di conoscenze. Regista, attore, scrittore, membro a vita dell’Actor’s Studio di New York e di Los Angeles, insegnante dei maggiori istituti di recitazione degli States e riconosciuto a livello internazionale per i suoi corsi di preparazione attoriale che lui stesso riassume come una fusione tra Stanislavskij, Strasberg e personali ricerche di psicologia. Il suo percorso artistico è ormai ultradecennale.

Dalla scena scandalo di Drive, He said del 1971 del debuttante alla regia Jack Nicholson, scena di nudo integrale che ancora oggi racconta con divertimento, censurata all’uscita del film e poi riammessa per una modifica legislativa, per continuare con la possibilità che fosse proprio lui ad interpretare uno dei protagonisti de Il Padrino – corteggiato da Francis Ford Coppola che lo filmava a sorpresa all’interno degli Studios –, ipotesi poi sfumata per accordi e contratti già siglati.

Ci vorrebbe un libro per raccogliere i mille aneddoti che hanno accompagnato la sua vita nel mondo del cinema e nuovi capitoli per arrivare a raccontare l’entusiasmo che dedica da molti anni all’insegnamento dell’arte recitativa, che lui riassume in tre punti fondamentali: l’istinto di interpretare un personaggio (e questo nessuno può insegnarlo, ma si può aiutare a sviluppare), l’importanza del training, che permette di approfondire gli strumenti utili per esprimersi, e infine l’abilità di analizzare il testo.

Alla domanda circa il ruolo mediatico dell’attore e quanto può incidere nella società, Margotta è solito ribadire che questo tema è sempre al centro dei suoi corsi: sottolinea che l’artista deve utilizzare tutti gli strumenti che l’arte offre per trasmettere i valori della vita e che “c’è arte in tutto quello che facciamo e io provo a raccontarlo agli allievi delle mie lezioni; poi tocca a loro amplificare questi messaggi, avendo la consapevolezza che questo lavoro ha un fascino che raggiunge una moltitudine di persone”.

 

Rimarresti ad ascoltarlo per ore, rapito dal suo carisma, con il desiderio di sapere sempre di più…
Perché l’Actor’s Center a Roma per esempio, fondato con l’aiuto di Sandra Ceccarelli e Carlotta Natoli? “Perché è accaduto”,  è la sua risposta.  “Ero in Italia quando il mondo è stato travolto dall’11 settembre, non c’erano voli per tornare a New York e in quei giorni di grande coinvolgimento emotivo ero circondato da centinaia di ragazzi che volevano restare insieme giorno e notte e ho sentito il bisogno di creare uno spazio permanente che fosse dedicato allo sviluppo artistico e alla formazione di attori, registi, scrittori. Sarebbe bello creare qualcosa di simile anche a Milano. Ci stiamo pensando. ”

Si parla di tutto con Michael, mentre un allievo ci porta paste calde alla crema appena sfornate. La stretta attualità ci porta a Star Wars 7, che proprio in questi giorni esce in tutto il mondo. Il suo giudizio sugli episodi precedenti non è certo tenero. Anzi. Pur amando la letteratura di Joseph Campbell e in particolare L’eroe dai mille volti, a cui si è ispirato George Lucas per la sua saga, considera questa operazione molto violenta, lontana dalla idea originaria legata alla mitologia immaginata dal saggista americano.

Infine i progetti, tanti. Ne appuntiamo uno, forse il più suggestivo. Il suo ritorno a recitare al cinema. Un film di un regista italiano ambientato in Albania, un’idea che lo ha convinto e che spera di realizzare nei prossimi mesi. E allora grazie Michael e arrivederci a presto.