Sono 147 le persone rinviate a giudizio nel processo di ‘ndrangheta Aemilia. Lo ha deciso nell’udienza preliminare il gup Francesca Zavaglia. Il dispositivo è stato letto nell’aula speciale, un padiglione della Fiera a Bologna. La prima udienza è fissata per il 23 marzo 2016 a Reggio Emilia. L’11 gennaio si apriranno i processi per gli imputati che hanno chiesto il rito abbreviato: tre le udienza in programma a settimana.

Il gup ha sostanzialmente accolto l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia di Bologna. La maxi inchiesta della Dda vedeva quasi 240 imputati, per oltre 200 capi di imputazione. Tra i rinviati a giudizio anche l’ex attaccante della Nazionale di calcio Vincenzo Iaquinta, accusato di violazione della legge sulla detenzione delle armi ed il padre Giuseppe, accusato invece di avere preso parte all’associazione a delinquere. In particolare, l’ex calciatore avrebbe consapevolmente ceduto in una data imprecisata o comunque lasciato nella disponibilità del padre armi legittimamente detenute (un revolver Smith & Wesson, una pistola calibro 3,57 Magnum, una pistola Kelt-tec calibro 7,65) e munizioni. Due, invece, le persone prosciolte.

Il procuratore reggente di Bologna, Massimiliano Serpi, ha commentato:  “Avendo presente l’articolo 425 comma III del codice di procedura penale, secondo cui il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere anche quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio, riteniamo che questo primo importante step processuale possa essere inteso come una conferma del lavoro sin qui svolto”.

Al centro della prima maxi inchiesta contro la ‘ndrangheta in Emilia Romagna, che a gennaio aveva portato a 117 misure di custodia cautelare, il sodalizio ritenuto dagli inquirenti legato alla Cosca Grande Aracri di Cutro (Crotone) attivo dal 2004 e tuttora presente, con epicentro a Reggio Emilia. Nell’avviso di conclusione delle indagini notificato lo scorso giugno, gli inquirenti spiegano che l’associazione a delinquere che fa capo a Nicolino Sarcone, Michele Bolognino, Alfonso Diletto, Francesco Lamanna, Antonio Gualtieri e Romolo Villirillo ha commesso estorsioni, usure, e puntava ad “acquisire direttamente o indirettamente la gestione e il controllo di attività economiche”, anche nei lavori per il sisma del 2012, oltre che ad acquisire “appalti pubblici e privati, ostacolare il libero esercizio del voto” nel caso di elezioni dal 2007 al 2012 nelle province di Parma e Reggio Emilia.

L’udienza preliminare si era aperta il 28 ottobre scorso con una trentina tra comuni e associazioni che si erano costituiti parte civile. Mentre su un’ottantina di persone offese, la maggior parte delle quali residenti nella zona di Reggio Emilia, si erano presentati solo in quattro. Sulla scelta su dove celebrare il processo è intervenuto anche il ministro ed sindaco della città Graziano Delrio. “Spero si faccia qui”, ha dichiarato nei giorni scorsi, compiendo così una retromarcia. In un primo momento, infatti, aveva detto che “dove si terrà non è rilevante”.