Anche la Misna chiude. Una doccia fredda per chi si interessa di “sud del mondo”, a livello professionale o per passione. La Missionary International Service News Agency era nata nel 1997 da un’idea semplice e geniale di padre Giulio Albanese, missionario comboniano e giornalista, con alle spalle – tra l’altro – un’esperienza di lavoro alla Cnn International di Atlanta: sfruttare la rete capillare di missionari sparsi negli angoli più remoti del globo per avere notizie inedite e di prima mano sui tanti, troppi accadimenti non raccontati dalla stampa italiana e occidentale. L’agenzia Misna prese rapidamente piede e divenne fonte imprescindibile per i giornalisti che si occupano di “sud”, in senso geografico ma non solo. L’ambizione di “dar voce a chi non ha voce” si è tradotta negli anni in un piccolo team di quattro giornalisti, due collaboratori, quattro traduttori e una segretaria, uniti per offrire un servizio di news e dossier in quattro lingue, in cui l’asetticità e la professionalità richieste a un’agenzia stampa venivano coniugate con l’attenzione per i dimenticati e le periferie del mondo, tipica dei missionari.

E proprio qui sta la specificità di Misna e anche il suo problema. I quattro istituti missionari che ne sono editori (Comboniani, Consolata, Pime, Saveriani) attraversano una crisi profonda, strutturale e di conseguenza anche finanziaria. I cambiamenti epocali in corso stanno imponendo una modifica radicale del ruolo dei missionari oggi. A ciò si aggiunge un drastico calo di vocazioni, ma anche di donazioni, dovute in parte alla crisi economica, in parte all’invecchiamento dei sostenitori “delle missioni”, poco rimpiazzati dai giovani. La crisi generale, unita alla crisi della stampa, attraversa tutti gli istituti missionari, colpendo da tempo anche le testate storiche cattoliche e missionarie, come “Ad gentes”, o “Popoli” dei gesuiti, che hanno chiuso lo scorso anno, o “Il Regno” e “Settimana” dei padri Dehoniani, in chiusura per fine anno.

Neanche le altre riviste navigano certo in buone acque e sono diverse a rischiare la chiusura o un drastico ridimensionamento di budget che non ne permetterà la sopravvivenza. Testate che sono sempre state in perdita, in realtà, nelle quali si “investiva” un tot di risorse all’anno, convinti della loro imprescindibile utilità. Cosa che oggi non ci si può più permettere. Riviste di nicchia, ma di qualità, che hanno sempre fornito uno sguardo attento, un’analisi acuta e spesso denunce graffianti su regimi dispotici, violazioni dei diritti umani e tanto altro. Capitava spesso, leggendo i lanci di Misna, di trovare fonti coperte da anonimato, missionari o cooperanti che mettevano a rischio il loro lavoro e talora anche la loro persona per denunciare ciò di cui erano testimoni. Una voce preziosa, la loro, proprio perché voce di profondi conoscitori delle realtà locali e delle loro dinamiche spesso complicate, e perché voce “terza”, non megafono del potere di turno, né delle opposizioni a volte loro stesse parziali e da contestualizzare. Una voce che ora, con l’improvvisa chiusura, rischia di affievolirsi ulteriormente, a discapito anzitutto di un racconto completo di ciò che accade nel mondo, ma anche della qualità della stampa italiana di esteri, sempre meno sollecitata a trattare di paesi e situazioni altrimenti considerati troppo marginali e “di non interesse” per il lettore medio.

I giornalisti di Misna tuttavia non si rassegnano: hanno lanciato una petizione su Change.org e hanno scritto una lettera a papa Francesco, chiedendo di salvare il loro lavoro e, con esso, uno dei pochi fari che getta luce sulle periferie del mondo. Che Misna chiuda ora che sul soglio di Pietro siede un papa proveniente proprio da quelle periferie resta una forte contraddizione. Che si spera venga presto sanata.

Intanto l’assemblea dei giornalisti della Misna comunica ai lettori che il notiziario oggi e fino a nuova comunicazione sarà sospeso. I redattori e i collaboratori sono in assemblea sindacale permanente alla luce della decisione, comunicata dall’azienda, di chiudere la testata dal 31 dicembre 2015. Scusandosi con i lettori, e ringraziando quanti in queste ore stanno sostenendo la nostra scelta, la redazione precisa che tale iniziativa è frutto dell’impegno della componente giornalistica della Misna per un’azione seria e decisa a difesa della testata.