A questo punto resta solo una domanda: il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi ha il dovere oppure no di astenersi dalle inchieste su Banca Etruria? Su questo ci si concentra dopo il baillamme scoppiato con la scoperta che Rossi è anche consulente di Palazzo Chigi. Incarico in scadenza tra pochi giorni al Dipartimento affari giuridici, che però è passato del tutto inosservato anche quando, proprio al Dagl che è il cuore pulsante del governo, si lavorava al decreto Salva-Banche. Ora che il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi è uscita indenne dalla mozione di sfiducia personale proprio per il caso della banca di cui è stato vicepresidente suo padre Pierluigi, restano gli interrogativi legati all’attività del procuratore di Arezzo finito nel vortice delle polemiche.

ATTRAZIONE FATALE Il Consiglio superiore della magistratura (Csm) ha aperto una pratica per verificare l’eventuale incompatibilità del magistrato. Che contrattacca a testa bassa: l’incarico è stato autorizzato proprio dal Csm e, comunque, il procuratore generale (che avrebbe potuto disporne l’astensione dall’inchiesta su Etruria e, eventualmente, esercitare l’azione predisciplinare) ne era al corrente. Caso chiuso? Nemmeno un po’. E non solo nel caso di Arezzo. Perchè quella del procuratore Rossi è solo una delle tantissime situazioni di potenziale conflitto di interesse determinato dalla attrazione fatale tra politica e magistratura.

SACRO PRINCIPIO Il caso in questione dimostra infatti come un incarico ancorchè perfettamente legittimo possa minare fino a metterlo in dubbio il principio in base al quale il magistrato non solo deve essere, ma deve anche apparire indipendente. Un principio che vale per tutti, anche per le magistrature speciali come il Consiglio di Stato e la Corte dei Conti. Alla Presidenza del Consiglio, per esempio, compaiono consulenze di cui sono titolari magistrati di ogni genere: si tratta certamente di servitori dello Stato di cui nessuno può mettere in dubbio l’autorevolezza. Ma altrettanto indubbio è che la loro nomina avviene per scelta discrezionale della politica tra tanti altri che pure avrebbero lo stesso altissimo profilo.

TUTTI A PALAZZO Di eccellente livello è il curriculum di Angelo Canale, consulente a titolo gratuito di Palazzo Chigi, che è magistrato della Corte dei Conti, tra l’altro delegato al controllo del gruppo Fs, prima di Sogei. E che fino alla fine del 2014 è stato procuratore regionale per la Toscana (adesso lavora in Umbria). I suoi incarichi al di fuori della suprema magistratura contabile sono innumerevoli e tutti prestigiosissimi: vanno dalla giustizia sportiva in epoca più recente, alla consulenza sulle tecnologie nel settore aeronautico per conto del ministero delle Attività produttive. Prima ancora l’incarico di sub-commissario con delega al bilancio del comune di Roma (1993) di cui è stato anche assessore nel biennio ’95-’97 ai tempi in cui era sindaco Francesco Rutelli. Il quadro non cambia se si guarda alla magistratura amministrativa che consolida la sua presenza al servizio (tecnico-giuridico) della politica anche in questa legislatura, sia con incarichi di consulenza che a tempo pieno. Il legame, a volte con i ministri per esempio, sembra fortissimo, quasi fiduciario: per tutti il caso del consigliere di Stato, Rosanna De Nictolis, capodigabinetto di Andrea Orlando prima al ministero dell’Ambiente e poi suo capo della segreteria al ministero della Giustizia.

TOSCANA ALLA CARICA Ma anche i magistrati ordinari vanno forte. A Palazzo Chigi, sempre al Dipartimento affari giuridici, Riccardo Fuzio, sostituto pg di Cassazione (ed ex membro del Csm) è consulente nelle materie riguardanti il diritto pubblico, diritto dell’ambiente, tutela del paesaggio e sulla responsabilità nel settore sanitario. Ma più in generale non c’è commissione ministeriale senza che vi sieda almeno un magistrato. Solo a prendere in esame la procura di Siena si scopre che il sostituto procuratore presso il tribunale, Aldo Natalini è stato voluto dal ministero della Giustizia come componente della commissione sui reati agroalimentari. Il presidente del tribunale, sempre di Siena, Mauro Bilancetti è nella commissione consultiva per le problematiche in materia di medicina difensiva del ministero della Salute. Il capo della procura, Salvatore Vitello? Anche lui ha avuto un incarico fino a pochi mesi fa: coordinatore del gruppo di lavoro, sempre al ministero di via Arenula, per l’elaborazione di un regolamento sugli uffici giudiziari.

COSI PER SPOT Fin qui gli incarichi spot. Poi ci sono i legami più duraturi e cioè a tempo pieno. I magistrati che risultano in organico (e cioè non ancora in pensione) e che, per almeno una volta nella loro carriera sono stati destinati a funzioni non giudiziarie sono circa 800. Moltissimi di loro sono tornati a fare i magistrati. Altri sono ancora fuori ruolo, per esempio presso i ministeri: è il caso di Enza De Pasquale, giudice del tribunale di Catania in servizio sempre al famoso Dipartimento affari giuridici della presidenza del Consiglio. O di Mariella De Masellis della Corte di Appello di Roma che è consigliere giuridico del ministro dell’Economia oltre ad essere stata designata dal governo anche nel Consiglio direttivo dell’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Il gruppo più numeroso di magistrati ordinari però si trova al ministero della Giustizia: il più influente tra loro è il capo di gabinetto del Guardasigilli, Giovanni Melillo che è approdato al ministero di Orlando dalla Direzione nazionale antimafia dopo essere stato consigliere giuridico del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al Quirinale.

TOGHE ONOREVOLI Parte di questo esercito, come detto, torna prima o dopo a fare il magistrato. Poi ci sono quelli che scelgono di passare direttamente alla politica, nazionale o locale. E che, pur restando in magistratura, la toga forse non la rimetteranno mai. Ma questa è un’altra storia.