Si erano pure abbracciati dopo la partita di lunedì, firmando l’armistizio a conclusione di sette anni di battute al veleno da riempirci un libro. Claudio Ranieri se n’era andato sorridente e forse consapevole che la vittoria del suo Leicester avrebbe potuto cambiare il futuro di Josè Mourinho. E così è stato. Una vendetta freddissima del piccolo Lord romano: il successo dei Foxes, ovvero la nona sconfitta stagionale del Chelsea, farà passare un Natale da disoccupato allo Special One. L’esonero costerà alle casse di Roman Abramovich almeno una decina di milioni di sterline più l’ingaggio di Guus Hiddink, favorito per la successione. Ma questi sono problemi del magnate russo, mica di Sir Claudio da Testaccio che sette anni fa, quando allenava la Juventus, Mou trasformò in un settantenne che ha vinto solo due coppette e al quale è impossibile far cambiare mentalità. Riletta oggi con il Leicester primo il Chelsea a un’incollatura dalla retrocessione e di conseguenza Josè davanti al camino a seguire la giornata di campionato che andrà in scena a Santo Stefano, quel momento di dialettica perfida del portoghese fa quanto meno sorridere.

Avrà tempo e modo di stappare e sorseggiare il vino che Ranieri aveva detto solo pochi fa di volergli regalare. Frase pronunciata davanti ai giornalisti con un inglese sciolto, segno dei tempi che cambiano. Affermò Mourinho nel settembre 2008: “E’ stato cinque anni in Premier League per dire ‘good morning’ e ‘good afternoon’. Qui si parla di mancanza di rispetto per una persona che ha studiato l’italiano per mesi, cinque ore al giorno, per arrivare qui e poter parlare con giornalisti e tifosi”. Tornato in Inghilterra, al ‘suo’ Chelsea che anni prima aveva ereditato proprio da Sir Claudio, ha vinto la Premier la scorsa stagione prima di ritrovarsi a non saper più comunicare, nonostante l’inglese posh, con lo spogliatoio. La fedeltà di quello stanzino è stata la sua arma preferita, il grande segreto da Porto a Milano. Mentre Ranieri trasformava un ex operaio nel miglior attaccante d’Inghilterra, la truppa milionaria dell’ormai Normal One si scioglieva davanti allo Stoke City, al Liverpool e perfino al Bournemouth. Mai così scollato dai giocatori e con cifre tanto orribili: in 16 partite ha perso 9 volte. Durante il primo triennio con i Blues – tra il 2004/05 e il 2006/07 – collezionò lo stesso numero di sconfitte ma in 114 match.

L’incedere zoppo ha portato la BBC a lanciare la breaking news alle 15.41: “Chelsea have parted company with manager Jose Mourinho”. Rescissione consensuale. La fine del regno sbattuta tra le ultim’ora come si addice a un volpone del rapporto con i media, capace di stravolgere le regole del gioco e ribaltare le situazioni: “Io non manipolo l’opinione pubblica, non sono un campione del prime time come Ranieri e Spalletti”, tuonò dopo un Inter-Roma nel marzo 2009. Proprio lui, l’uomo che a ogni frase ecco il titolo a nove colonne. Quello che trasformò Pietro Lo Monaco in un monaco buddhista, chiedendogli le royalties sull’utilizzo del suo nome. Stretto nei 15 punti messi insieme nelle prime 16 giornate, ultimamente aveva abbassato i toni senza perdere lo stile sferzante. Appena un mese fa il minuto di risposte sempre uguali, “nothing to say”, date al giornalista dopo la sconfitta a Stamford Bridge contro il Liverpool incendiò Twitter. I tifosi dei Blues sono rimasti dalla sua e il comunicato d’addio del Chelsea parla chiaro: “Chiudiamo in ottimi rapporti e resta il più vincente della nostra storia”.

Del resto Mourinho è l’uomo che ha riportato la Premier nel quartiere trendy di Londra. Molti anni fa Abramovich lo portò in riva al Tamigi inseguendo quel sogno e lui l’ha ricordato una volta proprio per punzecchiare Ranieri: “Dice che l’Inter mi ha chiamato per vincere la Champions? – domandò retoricamente durante una puntata del Chiambretti Night – Io sono stato chiamato dal Chelsea al suo posto per vincere la Premier che mancava da 50 stagioni…”. Sono passati sei anni, si parlano e si abbracciano. Ma intanto Ranieri ha servito la vendetta. Freddissima. E adesso si capisce anche a cosa serviva quella bottiglia di rosso pronta per lo Special One. In certe serate professionalmente infelici, berci su può essere una soluzione. Dal sentire il rumore dei nemici al consolarsi sorseggiando il loro vino, a volte, è un attimo.

twitter: @andtundo