“Desidero rinnovare l’appello alle autorità statali per l’abolizione della pena di morte, là dove essa è ancora in vigore, e a considerare la possibilità di un’amnistia”. Lo chiede Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale della pace del Giubileo della misericordia che sarà celebrata il 1° gennaio 2016 e che ha come tema “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”. Alla vigilia dell’apertura dell’Anno Santo Bergoglio aveva già sottolineato che “il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia. Ora con l’appello a tutti i governi del mondo il Papa potrebbe anche sospendere per sempre il processo Vatileaks 2. Sui detenuti Bergoglio scrive che “in molti casi appare urgente adottare misure concrete per migliorare le loro condizioni di vita nelle carceri, accordando un’attenzione speciale a coloro che sono privati della libertà in attesa di giudizio, avendo a mente la finalità rieducativa della sanzione penale e valutando la possibilità di inserire nelle legislazioni nazionali pene alternative alla detenzione carceraria”.

Triplice appello del Papa ai governi del mondo “ad astenersi dal trascinare gli altri popoli in conflitti o guerre che ne distruggono non solo le ricchezze materiali, culturali e sociali, ma anche, e per lungo tempo, l’integrità morale e spirituale; alla cancellazione o alla gestione sostenibile del debito internazionale degli Stati più poveri; all’adozione di politiche di cooperazione che, anziché piegarsi alla dittatura di alcune ideologie, siano rispettose dei valori delle popolazioni locali e che, in ogni caso, non siano lesive del diritto fondamentale e inalienabile dei nascituri alla vita”.

Altro passaggio chiave del messaggio del Papa riguarda gli immigrati: “Vorrei rivolgere un invito a ripensare le legislazioni sulle migrazioni, affinché siano animate dalla volontà di accoglienza, nel rispetto dei reciproci doveri e responsabilità, e possano facilitare l’integrazione dei migranti. In questa prospettiva, un’attenzione speciale dovrebbe essere prestata alle condizioni di soggiorno dei migranti, ricordando che la clandestinità rischia di trascinarli verso la criminalità”. Francesco ringrazia anche “tutte le persone, le famiglie, le parrocchie, le comunità religiose, i monasteri e i santuari che hanno risposto prontamente al mio appello ad accogliere una famiglia di rifugiati”. Proprio come ha fatto il Vaticano con le sue due parrocchie di Sant’Anna e di San Pietro.

Nel suo messaggio Francesco rivolge anche “un pressante appello ai responsabili degli Stati a compiere gesti concreti in favore dei nostri fratelli e sorelle che soffrono per la mancanza di lavoro, terra e tetto. Penso alla creazione di posti di lavoro dignitoso per contrastare la piaga sociale della disoccupazione, che investe un gran numero di famiglie e di giovani e ha conseguenze gravissime sulla tenuta dell’intera società. La mancanza di lavoro intacca pesantemente il senso di dignità e di speranza, e può essere compensata solo parzialmente dai sussidi, pur necessari, destinati ai disoccupati e alle loro famiglie. Un’attenzione speciale dovrebbe essere dedicata alle donne, purtroppo ancora discriminate in campo lavorativo, e ad alcune categorie di lavoratori, le cui condizioni sono precarie o pericolose e le cui retribuzioni non sono adeguate all’importanza della loro missione sociale”. Nel corso del suo pontificato, infatti, Bergoglio ha più volte denunciato la disparità di trattamento tra uomo e donna in ambito lavorativo. Il Papa chiede anche di garantire “a tutti l’accesso alle cure mediche e ai farmaci indispensabili per la vita, compresa la possibilità di cure domiciliari”.

Francesco non risparmia una nuova critica al “cancro sociale che è la corruzione profondamente radicata in molti Paesi, nei governi, nell’imprenditoria e nelle istituzioni, qualunque sia l’ideologia politica dei governanti”. Per Bergoglio “quando poi investe il livello istituzionale, l’indifferenza nei confronti dell’altro, della sua dignità, dei suoi diritti fondamentali e della sua libertà, unita a una cultura improntata al profitto e all’edonismo, favorisce e talvolta giustifica azioni e politiche che finiscono per costituire minacce alla pace. Tale atteggiamento di indifferenza può anche giungere a giustificare alcune politiche economiche deplorevoli, foriere di ingiustizie, divisioni e violenze, in vista del conseguimento del proprio benessere o di quello della nazione. Non di rado, infatti, i progetti economici e politici degli uomini hanno come fine la conquista o il mantenimento del potere e delle ricchezze, anche a costo di calpestare i diritti e le esigenze fondamentali degli altri. Quando le popolazioni vedono negati i propri diritti elementari, quali il cibo, l’acqua, l’assistenza sanitaria o il lavoro, – conclude il Papa – esse sono tentate di procurarseli con la forza”.

Twitter: @FrancescoGrana