Ci sarà pure “in atto un lavorio intenso” per trovare finalmente un accordo come dice il capogruppo del Misto Pino Pisicchio, ma intanto il Parlamento in seduta comune produce la 31esima fumata nera nell’ennesimo inutile tentativo di eleggere tre giudici della Corte Costituzionale (monca ormai da un anno e mezzo). Tutto questo nonostante gli appelli ripetuti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la decisione dei presidenti delle Camere Laura Boldrini e Piero Grasso di andare avanti, da ora, con sedute a oltranza, a cadenza quotidiana (e infatti un nuovo scrutinio è fissato a domani, 16 dicembre, alle 19). I votanti sono stati 674 e tre gli astenuti. Le schede bianche sono state 442, le nulle 51. Hanno votato per Franco Modugno in 107, per Gaetano Piepoli in 25, per Francesco Paolo Sisto in 19, per Daniele Martucci in 13, per Augusto Barbera in 12 e per Giacomo Caliendo in 8. Inoltre ci sono stati 31 voti dispersi.

Per arrivare a un risultato serve un accordo globale, ma Pd, M5s e Forza Italia quest’intesa non la trovano, ormai da diversi mesi. E se finora il braccio di ferro, una specie di guerra di posizione, aveva visto come protagonisti democratici e Cinque Stelle, ora il problema sembra emergere all’interno dello stesso partito di maggioranza relativa. A porlo è uno dei leader della minoranza, Roberto Speranza: “Dopo 10 giorni di pausa votiamo per la seconda volta consecutiva scheda bianca – dice – E’ una situazione insostenibile che richiede da parte del Pd un’iniziativa politica per superare l’impasse”, definendo “incomprensibile ed anche frustrante” il nuovo sms spedito dai vertici del Pd a tutti i parlamentari con l’indicazione di voto della scheda bianca. “A questo punto – ha proseguito – va attivata un’iniziativa politica nuova verso tutte le grandi forze politiche presenti in Parlamento, nessuna esclusa. Altrimenti, se si prosegue così, si alimenta la sfiducia verso il Parlamento”. Da qui serve un cambio di marcia: “Chi ha in mano le leve sono i partiti, e il mio partito ha la maggioranza ed è quindi giusto che si muova”.

Finora, infatti, tutto si è fermato perché il M5s (che propone il giurista Franco Modugno) non accetta di votare né il candidato del Pd, il costituzionalista Augusto Barbera, e tantomeno quello di Forza Italia, l’avvocato Francesco Paolo Sisto, deputato berlusconiano e legale – tra gli altri – di Denis Verdini, Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto. Da qui la scelta del Pd di votare scheda bianca: per non bruciare ulteriormente Barbera che non ha mai raggiunto il quorum dei 571 voti (i due terzi delle Camere riunite) necessari per essere eletto alla Consulta.

Certo, non tutti sono d’accordo con Speranza. Per la senatrice del Pd Laura Puppato, per esempio, “il M5s continua ad alimentare sulla Consulta una fastidiosa commedia degli equivoci, che alimenta l’impopolarità delle istituzioni. Ma il re è nudo: per eleggere i giudici della Corte è necessario un accordo tra le diverse forze politiche, un’arte politica nobile prevista dalla Costituzione, che mal si sposa con i diktat puristi con cui i grillini continuano a non combinare nulla in Parlamento e nelle amministrazioni locali. Dunque, lo stallo in cui siamo è principalmente colpa loro”. Terza interpretazione della questione è quella di Sinistra Italiana, che unisce i fuoriusciti del Pd e Sel: “Lo stallo prodotto dall’ostinazione del governo a imporre nomi di parte per la Consulta è sempre più vergognoso – dice Alfredo D’Attorre – Ma a questo punto inizia a diventare evidente anche una responsabilità del M5s, che anziché chiedere limpidamente un azzeramento delle proposte già bocciate dal Parlamento e un cambio di metodo, fa trapelare la disponibilità a un accordo parziale e opaco con il Pd sulla candidatura di Barbera”.