Nella busta paga di fine anno i 2.800 dipendenti della Ferrari riceveranno un bonus di 5mila euro lordi. In tutto il 2015 hanno ricevuto 9.355 euro lordi in più dello stipendio base. Lo ha annunciato ai dipendenti l’ad Sergio Marchionne nel corso della convention di fine anno a Maranello con operai, ingegneri e dirigenti. I lavoratori della Ferrari avevano già ricevuto 2.355 euro quale saldo del premio di competitività 2014 e due tranche di 1.000 euro ciascuna a giugno e a ottobre come anticipo del premio del prossimo anno (il saldo è previsto nell’aprile 2016). Per la casa di Maranello la gratifica arriva in un momento molto delicato. Ferrari, sbarcata a Wall Street a ottobre, da gennaio sarà separata da Fiat e passerà sotto il controllo diretto della cassaforte degli Agnelli, Exor. L’operazione sarà una boccata d’ossigeno anche per Fca che prima del divorzio riceverà dalla rossa di Modena, fresca di indebitamento da 2,5 miliardi, un dividendo straordinario da circa 2 miliardi di euro. Un aiuto fondamentale per raggiungere l’obiettivo di azzeramento del debito nel 2018 confermato da Marchionne agli azionisti di Fca.

Nel frattempo la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Napoli e la condanna per condotta antisindacale della Fiat per la messa in libertà di circa 2000 operai in seguito ad uno sciopero indetto dallo Slai Cobas nello stabilimento di Pomigliano d’Arco nel 2004, sancendo il carattere rappresentativo del sindacato di base per la tutela dei diritti dei lavoratori. La decisione della suprema Corte riguarda un ricorso presentato da Fca alla sentenza della Corte d’Appello di Napoli dell’agosto del 2013, con la quale si accertava l’azione antisindacale del Lingotto in seguito ad uno sciopero di mezz’ora proclamato dallo Slai Cobas al Giambattista Vico di Pomigliano d’Arco: la sospensione lavorativa attuata dall’azienda subito dopo lo sciopero, secondo quanto sentenziato dalla Corte d’Appello e confermato dalla Corte di Cassazione, è ”ritenuta di carattere intimidatorio”, così come non è stata provata “la sopravvenuta impossibilità da parte dell’impresa di offrire lavoro”. Ed ora dal sindacato di base annunciano un ulteriore ricorso risarcitorio contro lo Stato italiano, in base alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e relativa alla ragionevole durata dei procedimenti giudiziali.