Il carnevale di Termini Imerese e quello di Sciacca, la festa di Sant’Agata a Catania e la processione dei Misteri a Trapani, il presepe vivente di Agira e il convegno di studi pirandelliani ad Agrigento, un curiosissimo festival del Paesaggio e persino una kermesse musicale dal nome quasi equivoco: Palermo non scema. Sono solo alcuni degli eventi che la Sicilia ha finanziato con i fondi europei per il turismo, quelli previsti dai Fesr (fondi europei sviluppo regionale) 2007-2013. Novantacinque milioni di euro, messi a disposizione da Bruxelles per le manifestazioni di grande richiamo turistico, ovvero quella misura ideata dall’Ue per dotare le Regioni meno ricche di infrastrutture culturali e territoriali. Denaro che la Regione Siciliana ha quasi totalmente impegnato per cofinanziare fiere, sagre, e piccoli eventi locali, magari sponsorizzati dai vari deputati regionali, desiderosi di foraggiare i loro feudi elettorali. Con il risultato che adesso l’Unione Europea non intende erogare i fondi già impegnati dall’isola in piccole feste che di “grande richiamo turistico” non hanno nulla.

Un vero guaio dato che nell’ultimo rapporto di esecuzione sui fondi si legge che “risultano finanziate 209 operazioni con un impegno complessivo pari a euro 95.596.965,18 e pagamenti effettuati per euro 71.620.309,98, non ancora certificati. Occorre tuttavia segnalare che dai controlli eseguiti nell’anno di riferimento si evidenzia un’esigua percentuale di spesa certificabile”. In pratica le storicamente languide casse della Regione Siciliana, sempre a un passo dal default, adesso dovranno trovare altri 70 milioni di euro, e cioè i fondi europei sperperati malamente, che Bruxelles non intende più inviare a Palermo.

Una notizia emersa già il 24 luglio 2015, a margine del comitato di sorveglianza dei Fesr andato in onda a Palermo: “Il responsabile del dipartimento Turismo – si leggeva nel documento finale – afferma che il livello di spesa previsto è diminuito a causa delle problematiche inerenti la linea Grandi eventi, di cui è stata effettuata la sterilizzazione”. Nata come l’ennesima etichetta per rilanciare il turismo in Sicilia, la locuzione Grandi eventi era stata subito presa in prestito dalla magistratura, che così aveva ribattezzato l’inchiesta sul project manager Fausto Giacchetto, considerato il regista di un’operazione criminale che riusciva a orientare i fondi europei. In pratica dalla Regione, dopo aver fatto bandi, selezioni dei progetti e pagamenti, quest’estate annunciavano la “sterilizzazione”: abbiamo scherzato, scusateci tanto. Sul terreno rimanevano gli otto milioni elargiti al Sicilian open, un torneo di golf tutto siculo, i cinque milioni per i mondiali di scherma, il milione e trecentomila euro per il Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo, fino ai nove milioni di euro del circuito del Mito, una grossa manifestazione ideata quando l’assessorato al Turismo era guidato da Daniele Tranchida e Nino Strano, l’uomo che conquistò notorietà nazionale quando mangiò una fetta di mortadella al Senato per festeggiare la caduta del governo Prodi.

Ma non solo. Perché nel mirino degli ispettori Ue, adesso ci sono anche tutta una serie di contributi minori: come i 43mila euro erogati per la sagra del Taratà a Casteltermini (una specie di danza folcloristica di guerrieri armati), i 146mila euro per il Raid dell’Etna, i 162mila euro per il presepe di Custonaci, e i 67mila per il palio dei Normanni di Piazza Armerina, che sarebbe poi un’annuale rappresentazione in costume. La lista continua con i 213mila euro per i teatri di Pietra di Calascibetta, i 70mila per il giro podistico di Castelbuono, i 55mila erogati al premio Pitré, i 45mila euro elargiti per i riti delle settimana santa di Enna, fino ad arrivare alla somma di 315mila euro con cui la Regione ha finanziato la Scala illuminata messa in piedi ogni anno a Caltagirone: sarà pure “uno spettacolo di memorabile suggestione”, come recita il sito web dedicato, ma si tratta pur sempre di un evento previsto per la festa del santo patrono del comune calatino. “Nella maggior parte dei casi, la promozione territoriale è stata intesa in senso unidirezionale, come insieme disomogeneo e frammentato di attività sporadiche di tipo tradizionale gestite in prevalenza da enti pubblici: eventi, campagne di comunicazioni, brochure, fiere, educational, senza una visione territoriale strategica unitaria”, scrive la commissione Europea.

Come dire che, con tutta la buona volontà, i soldi erogati da Bruxelles sono andati a finanziare piccoli eventi locali, in certi casi quasi sagre di paese, lontanissime dalla grande attrazione turistica, prevista dai bandi Ue. “I soldi pubblici sono andati a pioggia a finanziare eventi nei feudi dei politici di turno, mentre dovevano servire a generare uno sviluppo turistico strutturale, come dice la parola stessa si chiamano fondi strutturali e non fondi per le sagre di paese: la politica siciliana è incapace sia a programmare che a farlo secondo legalità”, attacca l’europarlamentare del M5S Ignazio Corrao, mentre tra i ranghi del governo Crocetta, esente da colpe dirette per i fondi in questione, si prova a trovare una situazione, nonostante i continui cambi al vertice del settore Turismo (quattro assessori in tre anni) rendano tutto più complesso.

Nel frattempo, il rischio è che il problema dei fondi Ue già spesi ma poi non erogati da Bruxelles si espanda a macchia d’olio: non solo alle altre regioni italiane, ma anche nei prossimi anni. Per evitare che si verifichi nuovamente una situazione simile, infatti, i nuovi accordi tra le regioni e Bruxelles vietano di utilizzare i fondi del Turismo per cofinanziare eventi di enti pubblici minori. Nonostante tutto, quest’estate la commissione Europea aveva nuovamente attaccato la Sicilia. “Si ricorda che, in base alle disposizioni contenute nell’accordo di partenariato, il Fesr non può cofinanziare gli eventi”. Insomma, mentre affiorano i primi problemi relativi all’utilizzo dei contributi 2007/2013, la commissione Europea si è già accorta che la Regione Sicilia rischia un utilizzo distorto anche della prossima tranche di fondi.

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