Il Coisp ha querelato anche il sindaco di Ferrara. Una denuncia per diffamazione aggravata per questioni geografiche. In una intervista del 26 settembre scorso, rilasciata a un quotidiano nazionale Tiziano Tagliani ha avuto il torto di affermare che il tristemente noto sit-in del sindaco indipendente di Polizia si tenne quel 27 marzo 2013 “non solo sotto al Municipio”, bensì “sotto le finestre dell’ufficio in cui lavora la mamma di Federico, Patrizia Moretti”.

Quanto basta per far gridare il segretario generale Franco Maccari alll’ennesimo “attacco vile e inconsulto” da parte di “chi non esita, dopo aver presenziato ad una conferenza stampa in cui sono stati chiariti in maniera netta e definitiva precisi dati e circostanze, ad affermare oggi il contrario con bugie ancora una volta tese a gettare discredito ed a suscitare astio, se non odio, verso di noi che, invece, abbiamo fatto e continuiamo a fare correttamente il nostro dovere”.

Già, perché l’ipotetica aggravante di Tagliani è quella di aver presenziato alla conferenza stampa indetta dall’allora questore Luigi Mauriello, due giorni dopo quella manifestazione in piazza Savonarola, di fianco al municipio dove lavora la madre di Federico Aldrovandi. In quell’occasione si precisò che il luogo della protesta del sindacato (che si schierò contro la carcerazione dei colleghi condannati per omicidio colposo) non era situato di fronte alla finestre di Patrizia Moretti, che “si trova in un’altra ala del palazzo Municipale”.

Tagliani insomma, per Maccari, mente “clamorosamente e scientemente pur di passare per paladino a difesa di non si sa bene cosa, visto che nulla c’è da difendere da noi, che abbiamo sempre e solo agito e parlato in difesa dei diritti dei Poliziotti e null’altro con piena ed assoluta legittimazione”.

L’ultima querela in ordine di tempo del Coisp però rischia di cadere nel vuoto. Già un tribunale, quello di Roma, ha sentenziato di recente in merito all’esatta collocazione del sit-in. Il gip Giulia Proto, appena due settimane fa, ha archiviato le denunce contro Ilaria Cucchi, Lucia Uva e Domenica Ferrulli. Le tre donne, vicine a Patrizia Moretti per aver vissuto casi familiari simili a quello Aldrovandi, scrissero a sei mani una lettera all’Huffington Post all’indomani del sit-in. Anche loro caddero nel ‘lapsus loci’, affermando che la manifestazione si tenne “sotto le finestre di Patrizia [Moretti]”. Per il giudice quella affermazione, si legge nell’ordinanza, “non può considerarsi non rispondente a veridicità”.