Le strofe della Marsigliese sono le più cantate delle ultime settimane nel mondo. Risuonano dovunque. Sono diventate – di fatto – l’inno d’Europa facendo dimenticare l’Inno alla Gioia. Ma non è un canto di pace, è un inno alla battaglia. Dunque, ci possiamo riconoscere nelle sue parole, oltre che – certamente – nella sua melodia? Se ne può parlare criticamente, senza snobismo o sentimentalismo? Si può rilanciare la certezza che Tiziano Terzani contrapponeva a quelle di Oriana Fallaci nel dopo 11 settembre: se l’Occidente è sotto attacco del jihadismo “non è un crimine parlare di pace”? Difficile ma va fatto, e vanno forse cambiate le parole, anche dell’inno nazionale francese, come da decenni chiede una parte della cultura francese (Hollande compreso che qualche anno fa sottoscrisse una petizione di questo genere). Vogliamo ripassare quelle parole che in molti, tutti abbiamo ricantato con emozione molte volte in queste ore dopo i fatti di Parigi?

Delacroix

 

Incipit: “Andiamo figli della Patria,/il giorno della gloria è arrivato!/Contro di noi si è alzata/La bandiera insanguinata della tirannia!/La bandiera insanguinata della tirannia!/Sentite nelle campagne/Ululare questi feroci soldati?/Vengono fino alle nostre braccia/Per sgozzare i nostri figli e i nostri compagni!”.

E ritornello: “Alle armi, cittadini !/Formate i vostri battaglioni!/Andiamo! Andiamo!/Che un sangue impuro/Bagni i nostri campi!”.

Anche se la Marsigliese è, da sempre, dovunque e in queste ore di più, il “Canto della libertà”, il suo testo è “politicamente scorretto”, perché è un inno alla guerra e a “prendere le armi”. Un inno opportuno soprattutto in queste ore di attacco Daesh all’Europa?

Chi scrive è nato il 14 luglio e, da bambino, festeggiava il compleanno in val d’Aosta, in una pensioncina dove tutti cantavano quelle strofe. Tanto che, come accade all’immaginario egocentrico dei bambini, pensavo che la cantassero per me. Sono visceralmente legato a quel motivetto, ma a rileggere in questi giorni le sue parole condivido le riserve di chi lo critica.

Breve riepilogo storico. La Marsigliese, l’inno nazionale di Francia, venne composta nel 1792, dall’ufficiale dell’esercito francese Claude Joseph Rouget de Lisle. Inizialmente si intitolava “Chant de guerre pour l’armée du Rhin”,  e la cantavano le truppe armate di volontari provenienti da Marsiglia in marcia su Parigi, per cacciare Luigi XVI dalle Tuileries e far fuori la monarchia. Da qui, fu ribattezzata la “Marsigliese”.

Cosa c’è che non va, ora? Che la nostra religione occidentale è la libertà e che in quel testo si parla di “sangue impuro”. Testo “razzista”? Certo che no, visto che la Francia fu la prima nazione europea (proprio nel 1794) ad abolire la schiavitù. Allora, i nemici degli anti monarchici francesi erano le corti prussiana e austriaca (era loro il “sangue impuro” di cui parla il testo) che, dopo i moti del 1789 e la presa della Bastiglia, avevano invaso il paese per ridare al re, ormai nelle mani dei governi rivoluzionario, la pienezza del suo trono.

Ma appunto parliamo di 220 anni fa e di un’Europa (allora) inesistente e divisa da sanguinose guerre interne. Ora, non ci sono più monarchie assolute da combattere e di fronte all’Isis e al suo tentativo di “terrorizzare il mondo”, cosa fare? Possiamo usare quelle parole di guerra come inno alla difesa della libertà di tutti?