Avevano già fissato per il prossimo 14 dicembre l’udienza nelle stanze di palazzo Giustiniani, ma dopo appena quattro giorni i giudici della corte d’assise di Caltanissetta ci hanno ripensato: la deposizione di Giorgio Napolitano nell’ambito del processo Borsellino Quater non è più necessaria. Il motivo? Nel breve volgere di qualche ora la testimonianza dell’ex presidente della Repubblica è diventata “superflua”. Questa la decisione del presidente della corte d’assise, Antonio Balsamo, che ha revocato la citazione come teste dell’ex capo dello Stato, dopo una camera di consiglio durata quasi tre ore. La corte era chiamata ad esprimersi sulla lettera arrivata due giorni fa da parte dello stesso Napolitano. Una missiva in cui l’ex presidente della Repubblica chiedeva ai giudici di cancellare l’udienza già fissata per la sua stessa deposizione, da lui considerata “non rilevante” e “ripetitiva”, anche “per la sconfinata comprensività della richiesta” e “per la sua assurda vaghezza”. Parole nette quelle contenute nella lettera del presidente emerito, bollata dai giudici come di nessuna “natura di prova documentale”.

Ciononostante, alla fine, le richieste avanzate dal senatore a vita hanno trovato comunque il favore della corte. Il punto, infatti, per i giudici è un altro. “La deposizione del senatore Napolitano è divenuta superflua in quanto gli elementi di convincimento raccolti, consentono già un’approfondita ricostruzione delle circostanze specifiche analiticamente indicate nella lista testimoniale e non sembra che da tale prova sia possibile trarre alcun significativo ulteriore contributo dimostrativo”, è il passaggio fondamentale dell’ordinanza emanata dalla Corte d’Assise per revocare la citazione dell’ex capo di Stato, ai sensi dell’articolo 495 del codice di procedura penale, quello che disciplina la revoca dell’ammissione di prove considerate superflue. Napolitano era chiamato a testimoniare su una serie di fatti avvenuti tra il 1992 e il 1993, quando ricopriva il ruolo di presidente della Camera, e sulla lettera inviata alla figlia di Oscar Luigi Scalfaro nel 2012, quando già sedeva al Quirinale.

Nel suo provvedimento il presidente Balsamo cita una serie di deposizioni di altri testimoni (da Giuliano Amato a Claudio Martelli, da Luciano Violante a Gianni De Gennaro e Pino Arlacchi) già raccolte dai magistrati nisseni, che secondo la corte ricostruiscono chiaramente “il contesto politico-istituzionale dell’epoca e dei rapporti tra criminalità organizzata siciliana ed esponenti delle istituzioni”. In questo senso, secondo i giudici, la testimonianza dell’ex inquilino del Colle sarebbe “superflua”, e con queste motivazioni è stata cancellata: era stata ammessa nel marzo 2013, inserita in calendario solo lunedì scorso, mentre dalla missiva di Napolitano sono trascorse appena 48 ore. Una cronologia che racconta di un vero e proprio dietrofront operato da parte dei giudici. “Rispetto alla settimana scorsa, allorché la stessa corte aveva disposto addirittura una trasferta per raccogliere la deposizione in luogo a lui comodo, non c’è stato alcun elemento sopravvenuto”, dice l’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino che aveva chiesto la citazione di Napolitano. “Al di là di ciò che si legge nell’ordinanza della Corte, e che peraltro suona come una autosconfessione – continua il legale – la ragione della revoca della testimonianza di Napolitano è la sua lettera, istituzionalmente sgrammaticata. Si è creato oggi un pericolosissimo precedente. Mi chiedo perché un comune cittadino debba più ritenere che sia suo preciso obbligo presentarsi davanti ai giudici e raccontare tutto ciò che sa?”.

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