La strage scongiurata allo stadio Saint-Denis trasforma ogni partita in un incubo. Infatti a Bruxelles è stata annullata l’amichevole Spagna-Belgio per il livello elevato di minaccia. I kamikaze di Parigi volevano farsi esplodere sugli spalti, sono stati respinti e così l’attentato ha avuto proporzioni tragiche, ma limitate rispetto a quello che poteva essere. Il sospiro di sollievo per quanto non è accaduto allo Stade de France, però, coincide con una riflessione: sarà difficile aumentare i livelli di sicurezza negli impianti. La settimana scorsa è andata bene, il prossimo giugno chissà. E l’angoscia vale già per il presente, con le amichevoli di stasera (a Londra c’è Inghilterra-Francia) e i campionati in ripresa. In Premier League è imminente l’emanazione di nuove disposizioni sulla sicurezza; lo stesso in Francia, e nell’attesa è possibile il rinvio di una o due giornate di campionato.

I CONTROLLI IN FRANCIA – Attualmente negli stadi francesi si entra più o meno come in Italia. Ci sono delle differenze sulla vendita dei ticket (rigorosamente nominali) e sulle aree di pre-ingresso, poi procedura simile. L’apertura è fissata generalmente due ore prima dell’inizio. Gli spettatori muniti di biglietto devono passare dai tornelli elettronici, gli stessi presenti in Italia (e che spesso da noi vengono disattivati a pochi minuti dal via per snellire le code). Prima e dopo, i tifosi sono sottoposti a dei controlli individuali, compresa l’ispezione di sacche, borse o eventuali perquisizioni, da parte delle forze dell’ordine o degli agenti di sicurezza delle società private. Si tratta però di operazioni non sistematiche, lasciate alla discrezionalità degli agenti. Un po’ quello che è successo venerdì allo Stade de France e che ha evitato il massacro.

IL MISTERO DEI KAMIKAZE – I kamikaze si presentano allo stadio in ritardo, un quarto d’ora dopo l’inizio del match, quando la maggior parte degli ingressi sono chiusi. Una circostanza già di per sé sospetta (davvero solo colpa del traffico?). Ci sono versioni discordanti se con o senza biglietto (questa potrebbe essere una delle motivazioni al tentativo di entrare a gara in corsa). In ogni caso, i terroristi vengono respinti dagli steward, e a quel punto si fanno esplodere all’esterno, in zone isolate, dove non possono fare troppi danni. Comportamento che gli stessi inquirenti definiscono “illogico”, e a cui le indagini dovranno dare risposta. Con un po’ più di fortuna o organizzazione, i kamikaze avrebbero potuto entrare e farsi esplodere sugli spalti; ma anche all’esterno, nella folla in coda. Scenari devastanti che potrebbero riproporsi in futuro.

“METAL-DETECTOR INGESTIBILI” – Qui si apre il dibattito sulle precauzioni. Cani, metal-detector, controlli massicci: nessuna soluzione è del tutto rassicurante. Il perché lo spiega a ilfattoquotidiano.it Stefano Blasi, uno dei responsabili servizi stewarding della Best Union, compagnia specializzata che in Italia si occupa della sicurezza negli stadi di varie squadre, tra cui Sassuolo, Palermo, Bari, Cesena. Difficile, ad esempio, migliorare la situazione dal punto di vista strumentale: “I metal-detector possono diventare ingestibili se c’è troppa gente, senza dimenticare che negli stadi c’è tanto ferro con tornelli e transenne. Anche loro impazziscono, come i cani per i troppi odori. Noi ogni tanto nelle partite ad alto rischio li utilizziamo, ma mai in maniera sistematica, su soggetti sospetti o settori particolari”. Altro problema il rapporto quantità/tempo: “Bisognerebbe che i tifosi arrivassero 4-5 ore prima, impossibile. I cancelli aprono a due ore dal fischio d’inizio: nella prima ora e mezzo la percentuale di controllo è del 90%; nell’ultima mezzora, quando il flusso è maggiore, si abbassa al 60%. Anche resse o code eccessive creano problemi di ordine pubblico”.

MISURE PIÙ SEVERE – Che fare, allora? “Si può aumentare il numero di ingressi così da distribuire i tifosi; ampliare la zona di pre-filtraggio (l’area tra il primo accesso alla zona stadio e i tornelli, nda), introdurre controlli già nei parcheggi. Tutto presuppone un dispiegamento di forze massiccio, significa ‘militarizzare’ impianti e torneo”. Gli organizzatori ci stanno pensando: la Lega francese medita di sospendere i campionati in attesa di varare misure più restrittive. La Premier League, in collaborazione col Ministero dell’interno, sta per emettere nuove norme di sicurezza anti-terrorismo negli stadi. “Ma una copertura del 100% sarà sempre impossibile da raggiungere”, avverte Blasi di Best Union. Adesso ogni partita fa paura.

Twitter: @lVendemiale

da Stefano Blasi riceviamo e pubblichiamo:

“Preciso di aver parlato a titolo personale, quale addetto steward negli stadi, e non in qualità di Responsabile della Best Union Company S.p.A, pur collaborando con la stessa. Preciso di non essere stato autorizzato a rilasciare determinate dichiarazioni dalla suddetta”.

Aggiornato da Redazione Web alle 10.46 del 19 novembre 2015