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C’è un crescente consenso tra i medici sul fatto che l’obesità sia associata, oltre che al rischio cardiovascolare, anche alle malattie neoplastiche: un articolo appena apparso sulla rivista The Scientist, sostiene che negli Usa l’obesità sarebbe stata quest’anno una causa di tumori più importante del fumo. Il dato, se vero, è sorprendente e preoccupante: sorprendente perché il fumo produce, e il fumatore inala, molte sostanze notoriamente cancerogene, mentre il grasso corporeo ha un’aria simpatica e bonacciona; preoccupante perché l’obesità è in costante aumento nella popolazione.

Le cause della correlazione tra obesità e tumore non sono completamente note. Alcune potrebbero essere indirette: sostanze contenute negli alimenti potrebbero produrre danni nel nostro intestino e gli obesi, che secondo l’ipotesi ne mangerebbero in maggiore quantità, sarebbero esposti ad un rischio maggiore. Un esempio di tali sostanze potrebbe essere dato dal gruppo eme della mioglobina, contenuta nelle carni rosse o negli insaccati, che può causare danno ossidativo della parete intestinale. Altre relazioni potrebbero essere più dirette: il tessuto adiposo in eccesso rilascerebbe acidi grassi liberi i quali stimolerebbero reazioni infiammatorie croniche in vari tessuti, le quali poi degenererebbero in tumori. Questa ipotesi spiega la tumorigenesi in tessuti distanti dall’intestino, ad esempio l’aumentata frequenza di tumore della mammella nelle donne obese. Inoltre il tessuto adiposo produce l’ormone leptina e un’alterata regolazione di questo ormone e di altri ormoni, ad esso correlati, potrebbe influenzare sia la replicazione e la trasformazione cellulare, che la risposta difensiva dell’organismo, creando una condizione predisponente.

Se i meccanismi patogenetici che legano tra loro cancro e obesità sono incerti, è invece certo che la frequenza dell’obesità nella popolazione, soprattutto nei paesi occidentali ha subito negli ultimi trent’anni un aumento molto marcato, fino a configurare una vera e propria epidemia, dovuta a fattori causali multipli. Prevenire l’obesità è oggi un imperativo sanitario, di non facile attuazione.

Di fatto è paradossale dal punto di vista sociologico che l’aumento dell’obesità coincida con l’affermarsi di una cultura che assegna un valore senza precedenti all’immagine del nostro corpo: viviamo in un mondo che costantemente ci propone attraverso la televisione, il cinema e la rete modelle magrissime e uomini muscolosissimi e palestrati, e nonostante questi modelli generalizzati ingrassiamo. Riceviamo ogni giorno informazioni allarmanti sui rischi connessi con la dieta, l’obesità, le malattie cardiovascolari e ingrassiamo lo stesso. Come anche in altri campi, l’aspetto socio-psicologico costituisce un ingrediente essenziale, e a mio parere insufficientemente studiato, del problema sanitario: capire cosa le persone pensano sull’alimentazione, e perché lo pensano, è fondamentale, molto più che fornire informazione adeguata: perché l’informazione è ampiamente disponibile, eppure, apparentemente, non convince o genera malintesi.