“Non solo la Russia e non solo l’atletica”. La commissione indipendente che per undici mesi ha indagato sul “doping di Stato” portato avanti da Mosca lascia aperte strade finora ignote o non (colpevolmente) esplorate che potrebbero provocare nuovi terremoti. Il riferimento agli agenti dei servizi segreti camuffati da tecnici nei laboratori antidoping durante le Olimpiadi di Sochi è solo uno degli aspetti che aprono uno squarcio su altri sport. E che non sia coinvolta solo la Russia, appare un fatto acclarato. Magari non in maniera così sistematica ma dalle carte emergono indizi riguardo un ruolo più esteso, anche della Iaaf, la federazione internazionale dell’atletica, nell’insabbiare i casi di doping. Del resto in passato dal Kenya alla Jamaica, passando per la Turchia, i sospetti sono stati molteplici.

Il rapporto secretato
E in tanti non dormiranno sonni tranquilli leggendo questo passaggio del report: “Anche se il rapporto e le raccomandazioni della Commissione sono confinati all’atletica russa, desideriamo chiarire che, a nostro parere, la Russia non è l’unico Paese, né atletica l’unico sport, con problemi legati al doping”, scrive la Commissione aggiungendo d’aver girato alcuni risultati all’Interpol che ha accettato d’avviare un’indagine sulla natura criminale delle azioni da parte di un numero rilevante di attori che compaiono nel corso delle indagini. “Per questo alcune porzioni del rapporto sono state secretate fino a quando le autorità di polizia non avranno concluso il loro lavoro e deciso circa le possibili accuse penali. Solo allora renderemo pubblico il resto del report”. Deprecando il comportamento russo poiché Mosca è tra i movimenti leader nello sport mondiale e avrebbero dovuto svolgere un ruolo diametralmente opposto nella lotta al doping, il capo della Commissione Dick Pound, ex numero uno Wada, e i suoi sottolineano di aver scoperto che il dottor Sergey Portugalov, capo medico della Federatletica, ritenuto una figura chiave, era “il fornitore di doping di altri atleti russi di varie discipline sportive” e “che ci sono stati sforzi organizzati da parte di molti allenatori e funzionari di alto livello, dentro e fuori la Russia”.

Da Sochi a Como, quanti dubbi
Non a caso una corposa parte della relazione si sofferma su come gli atleti riuscissero a saltare sistematicamente i controlli antidoping grazie alla falsificazione dei form nei quali sono contenuti le informazioni relative agli atleti e la loro posizione, in modo da essere reperibili per controlli a sorpresa. Un’alterazione sistematica di e-mail (venivano inserite quelle degli allenatori) e vere e proprie indicazioni sballate della propria posizione. Capitava così che gli impiegati dell’Agenzia si recassero nei luoghi indicati senza trovare nessuno. Saltare un controllo a sorpresa non comporta complicazioni, ma al terzo appuntamento mancato in un anno scattano le sanzioni. Per descrivere la sistematicità e quanto il fenomeno fosse diffuso, la commissione racconta anche un episodio esterno al mondo dell’atletica. Il 1° luglio gli ispettori dell’antidoping viaggiano verso Erba per condurre un test del sangue e delle urine su un vogatore russo, Rostislav Drozhzhachikh, mai incappato – è bene sottolinearlo – nella maglie dell’Agenzia. Però l’atleta aveva segnalato di trovarsi in un hotel del paese in provincia di Como, sostenendo d’essere in Italia dal 7 giugno. Gli ispettori non lo trovano e le ricerche del direttore della struttura rivelano che né lui né il resto della squadra di canottaggio russa avevano soggiornato lì dal 2 maggio.

Le reazioni dello sci russo
Dai capi degli sport russi arriva intanto una forte replica nei confronti del report. Per Elena Valbe, ex fondista tra le più titolate dell’ex Urss e ora numero dello Federsci, si tratta di “un attacco alla nostra nazione su tutti i fronti, di giochi politici”. Mentre il presidente della Federazione di pattinaggio sul ghiaccio Valentin Piseev ha detto che il capo della Commissione, Pound, “può dire ciò che vuole, non è una persona seria ed è sempre stato negativo nei confronti degli sportivi russi”, aggiungendo che “l’atletica e gli sport invernali sono due cose diverse”.