Ieri le cene eleganti. Oggi le lacrime. Aspettando la sentenza dei giudici. “Ho amato tanto Berlusconi, ho organizzato tante cene, l’ho fatto per lui perché diceva che aveva bisogno di loro. Volevo compiacerlo. Oggi mi pento e chiedo a Dio di perdonarmi”: nell’aula del Tribunale di Bari, l’ultima udienza del processo Escort è monopolizzata dal pianto di Sabina Began, l’ape regina, accusata insieme ad altre cinque persone di aver organizzato 27 appuntamenti nelle residenze dell’ex presidente del Consiglio. La sentenza è attesa a ore. Per l’accusa le partecipanti delle serate si prostituivano, per la difesa era tutto perfettamente lecito. Cene eleganti, appunto. Ma con amore, quello della Began nei confronti dell’ex premier. “Quando si ama una persona gli si dedica la vita. Io volevo difendere il presidente. Ho anche dichiarato che facevo i bunga bunga ma tutti sanno che non era vero. Io lavoravo, non avevo bisogno di fare prostituire ragazze per guadagnare” ha detto l’Ape regina nel fornire dichiarazioni spontanee. Girovita e giacca nera, jeans, un filo di trucco rigato dalle lacrime, la Beganovic rischia la condanna a 3 anni di reclusione.

La sua deposizione arriva dopo quasi due anni di dibattimento e oltre 20 udienze, nelle quali hanno sfilato decine di ragazze che fra l’estate 2008 e la primavera 2009 hanno partecipato alle serate nelle residenze di Silvio Berlusconi: il Tribunale di Bari è chiamato a valutare se in quelle cene a Palazzo Grazioli, Arcore e Villa Certosa le donne fossero indotte a prostituirsi con l’ex presidente del Consiglio o se si trattasse di ‘spinta mondanità’. Nell’ultima udienza, oltre alle dichiarazioni spontanee della Began, anche le arringhe dei difensori dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e del suo ex socio in affari Massimiliano Verdoscia, accusati anche di associazione per delinquere (che rischiano rispettivamente otto e sei anni di carcere).

“Chi, anche in questa aula, avrebbe rifiutato un invito a cena a casa di Berlusconi? Invito a cena che non equivale ad un’orgia, come in questo processo si è voluto intendere, alimentando ipocrisia e malizia. Dobbiamo abbandonare la suggestione ‘peccato uguale reato'” ha detto nella sua arringa l’avvocato Nicola Quaranta, difensore di Gianpaolo Tarantini. “Questo processo – ha detto il penalista – è basato su suggestioni e pregiudizi, legati fondamentalmente a due parole: Berlusconi e sesso. Chi è stato sfruttato in questa vicenda è Tarantini, che dovrebbe essere parte civile in questo processo” ha detto ancora l’avvocato, ricordando che “da questa storia Patrizia D’Addario ha avuto un grande vantaggio e oggi viene a chiedere i danni a Tarantini”. La donna, seduta fra il pubblico, si è rivolta al Tribunale sentendosi accusata ed è stata invitata dal presidente, Luigi Forleo, a tranquillizzarsi. “La scelta di fare la escort è volontaria – ha concluso Quaranta – e chi la agevola le fa solo un favore”. Conclusa l’arringa il pm Eugenia Pontassuglia ha chiesto di replicare e il processo è stato rinviato a venerdì 13 novembre per repliche e sentenza. Per gli altri quattro imputati, le cui posizioni sono state discusse nella scorsa udienza, il pm Eugenia Pontassuglia ha chiesto tre condanne (sei anni di reclusione per il pr milanese Pierluigi Faraone, due anni per l’attrice Letizia Filippi e 18 mesi per Francesca Lana) e l’assoluzione per Claudio Tarantini, fratello di Gianpaolo. Dopo le arringhe difensive i giudici si ritireranno in camera di consiglio per la sentenza. Nel processo sono costituite parti civili quattro delle 26 donne portate da ‘Gianpi’ e dai suoi coimputati a quelle serate in compagnia di Berlusconi, tra le quali la escort barese Patrizia D’Addario che ha chiesto un risarcimento danni di un milione di euro.

Secondo il castello accusatorio, Gianpaolo Tarantini ha organizzato il giro di escort a favore dell’ex premier Silvio Berlusconi per “corteggiarlo” con l’obiettivo di entrare nel suo cerchio magico sfruttando il suo “lato debole”. Di questo disegno, Massimiliano Verdoscia e Pierluigi Faraone sono stati i “referenti operativi dell’organizzazione” insieme a Sabina Beganovic. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento, favoreggiamento e induzione alla prostituzione. L’invio di donne nelle residenze dell’allora capo del governo affinché si prostituissero era finalizzato ad una serie di obiettivi: Tarantini voleva candidarsi con Forza Italia alle elezioni europee del 2009 e, attraverso Berlusconi, voleva fare affari con la Protezione civile e Finmeccanica. Progetto che però franò dopo la perquisizione eseguita dalla Gdf su disposizione della magistratura barese.