Un affare da oltre 120 milioni di euro in due anni. È questo il costo dell’esportazione della spazzatura dalla Campania tra il 2013 e il 2014. Emerge dai dati forniti dalle società che gestiscono il ciclo integrato del pattume in regione e inviati alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite legate ai rifiuti, che ilfattoquotidiano.it ha letto. Un costo sottostimato, visto che non contiene il dato definitivo della provincia di Salerno. Una ricca torta che finisce nelle casse casse di trasportatori, destinatari e intermediari. Tra queste anche società con guai giudiziari.

A volte gli appalti si trasformano in monopoli. «Questo accade perché ci sono delle imprese che si sono conquistate una fetta importante di mercato. A volte in maniera lecita, in altri casi magari in modo un po’ borderline», spiega Alessandro Bratti, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. «Bisogna creare un’autorità nazionale che regolamenti il mercato, che stabilisca criteri e costi standard di trasporto smaltimento – come avviene già per l’energia o per l’acqua dove esistono delle autorità che determinano tariffe e costi – oppure la situazione non cambierà mai».

Partiamo da Italcave Spa che gestisce la discarica di Taranto, che riceve l’88,5 per cento degli scarti prodotti nel salernitano. Una montagna di rifiuti che parte dal capoluogo campano e va in giro per l’Italia, trasportata nel 47,5 per cento dei casi dalla De Vizia Transfer, società con sede legale a Torino ma con i piedi ben saldi in Campania, ad Avellino.

Sui mezzi De Vizia hanno viaggiato circa 55 mila tonnellate di spazzatura in due anni. Il giro di denaro, tra trasporto e smaltimento, ammonta a quasi 8 milioni e 200mila euro, anche se i pagamenti alle ditte sono in ritardo cronico. Ma con quei camion non si muove solo il pattume della EcoAmbienteSalerno. Anche una parte dell’immondizia sannita della Samte, stoccata nello stir (Stabilimento di tritovagliatura ed imballaggio rifiuti) di Casalduni, è salita sui mezzi De Vizia nel 2013.

I soci della ditta di trasporto non sono esenti da problemi giudiziari. Emilio De Vizia, amministratore delegato della spa, è stato condannato in primo grado a sei mesi per omissione in atti d’ufficio dal tribunale di Ariano Irpino. Il diretto interessato ha fatto ricorso in appello rinunciando alla prescrizione. Vincenzo e Nicola De Vizia (rispettivamente presidente e consigliere del cda) sono invece indagati in una inchiesta dalla Procura di Latina per la gestione dei rifiuti sull’isola di Ponza. Vincenzo De Vizia è anche imputato per disastro ambientale a Salerno, nell’inchiesta denominata Chernobyl. La società ha sempre sostenuto la propria estraneità alle accuse anche davanti alla Commissione parlamentare che ha convocato la società per chiedere chiarimenti.

Tra i siti di smaltimento anche la discarica Formica di Brindisi, nella galassia societaria di Manlio Cerroni, quest’ultimo sotto processo per traffico illecito di rifiuti e patron della discarica di Malagrotta a Roma. La discarica brindisina ha ricevuto, nel biennio 2013-2014, rifiuti trasportati dal Consorzio Cite, altro soggetto da sempre in affari con il pattume campano. Proprio quest’anno l’ex amministratore delegato della Formica Ambiente, Vincenzo Fiorillo, è stato condannato, in primo grado, a un anno e dieci mesi. E’ tra i 9 condannati nel processo scaturito da un’inchiesta dei carabinieri del Noe per traffico illecito di rifiuti.

L’indagine avviata nel 2009 dai militari aveva messo sotto accusa lo smaltimento di scarti industriali, proveniente dal Nord, nel sito brindisino. Tra i nomi noti del mondo della spazzatura campana compare anche la Veca Sud, che fino al luglio del 2013 ha trasportato parecchie tonnellate di carico provenienti dallo Stir di Caivano (Napoli) per conto della A2a. Una torta da oltre 5 milioni di euro in soli sette mesi, da dividere con altri imprenditori. Sede a Maddaloni, in provincia di Caserta. Nel 2014 è arrivata l’interdittiva antimafia della Prefettura di Caserta. Un provvedimento contro cui i titolari hanno fatto, inutilmente, ricorso al Tar.

Tra i destinatari dei rifiuti spunta anche la multiutility emiliana Herambiente. Trasporto e intermediazione sono il grande affare delle imprese, la regola sarebbe non far viaggiare il rifiuto e trattarlo dove viene prodotto. Sarebbe la soluzione, ma fermerebbe la giostra dei rifiuti e degli affari.