Sinistra Italiana sul palco

Oggi, sabato 7 novembre, con la formazione del gruppo parlamentare di Sinistra italiana, si è consumato un altro strappo nel Pd: con la differenza che prima si usciva alla spicciolata, oggi in comitiva. Torna così in voga la metafora delle praterie alla sinistra del Pd: ci scherza su anche Massimiliano Panarari sull’ultimo numero del Mulino. Il guaio è che qualsiasi strappo, individuale o collettivo, più che dividere il Pd sembra dividere la sua sinistra accrescendone l’irrilevanza, certificata dalle dichiarazioni unitarie di Bersani. Alcuni pensano di contare di più restando dentro un Pd pigliatutto, altri di salvarsi l’anima uscendo allo scoperto: nella prateria, appunto. A volte la divisione passa anche dentro l’anima delle persone: guardate un po’ com’è ridotto Civati, dopo anni di tira-e-molla…

Dicono che un partito unitario alla sinistra del Pd abbia una base potenziale del quindici per cento: ragione sufficiente perché persino i renziani facciano i magnanimi, ipotizzando che Pd e Sinistra si alleino alle prossime amministrative. Ecco, ci mancano solo alleanze da Verdini a Ferrero – quello di Rifondazione, se ve lo siete scordato – per far schizzare l’astensione al novanta per cento. Del resto, a voi vi attizza una lista con Landini, i possibilisti civatiani, il Gran capo Cofferati, nonché Fassina e suo cognato, quello che non sapeva chi fosse Rodotà? Avendoli circumnavigati tutti la primavera scorsa, quando siamo riusciti a regalare la Liguria rossa a Toti e Scajola junior, consentitemi un filo di scetticismo.

Ma il problema è un altro, come direbbe De Mita (a proposito: non lo regaleremo mica alla destra?). Il problema è che nella prateria scorrazzano già i Cinquestelle: che non fanno alleanze, e se poi vincono gli altri, chissenefrega. Dopo l’esperienza ligure, mi asterrò dal dare indicazioni: dico solo cosa faccio io, poi voi fate quel che vi pare. C’è un ricorso contro l’Italicum? E io lo firmo. C’è un referendum contro la riforma costituzionale? E io faccio la mia parte. Si apre una colletta per importare leader dall’estero, tipo Varoufakis, che secondo me con ventottomila euro ce la caviamo? E io partecipo. Si chiama opposizione, e per farla non è necessario avere grandi capacità strategiche, basta non poterne più. E poi, come si dice, se son fiori fioriranno, se son cachi…