Era stato il promotore della campagna “Firmo quindi sono”, una battaglia per i diritti suoi e di tanti altri disabili, partita dall’anagrafe di Rimini e arrivata fino alla Commissione europea. Non chiedeva l’impossibile, ma solo norme di civiltà, per permettere di utilizzare strumenti tecnologici negli uffici pubblici, introdurre sistemi come quelli della firma oculare o dell’impronta digitale, e superare così le discriminazioni della burocrazia. È morto però senza poter vedere i risultati del suo lavoro. Lui si chiamava Simone Parma, aveva 36 anni e viveva a Viserba, nel riminese, insieme ai suoi genitori. Se ne è andato all’alba del 4 novembre, per via di quel male incurabile, che lo costringeva su una carrozzina.

Il suo nome era diventato noto l’anno scorso. È il 2014 e Simone Parma, affetto da distrofia muscolare, si trova nell’ufficio anagrafe di Rimini, per rinnovare la carta d’identità. Un’operazione di routine, come tante, che però per le sue condizioni fisiche si trasforma in un’azione complicata. Per lui infatti è impossibile eseguire correttamente il gesto di firmare. Un problema legato alla sua malattia, e non certo alle sue condizioni psichiche, o alla capacità di intendere e volere. Il documento però gli viene comunque dato con la definizione “impossibilitato”, che comporta per lui l’esigenza di nominare un delegato.

Da lì l’idea della campagna “Firmo quindi sono”. “Firmare è un diritto, anche per coloro che sono impossibilitati a causa di una disabilità e sono capaci di intendere e volere” scrive sulla sua pagina Facebook, raccogliendo in poco tempo centinaia di adesioni. “Questa campagna nasce per trasformare questo ideale, in una proposta di legge che permetta ai disabili motori, di utilizzare ausili tecnologici per firmare atti, documenti, ecc. qualora siano impossibilitati a farlo con l‘uso delle mani”.

La sua causa viene adottata dal Comune di Rimini e dall’europarlamentare dei 5 stelle, Marco Affronte, che nell’estate 2015 presenta un’interrogazione alla Commissione europea. “In Europa – spiega Affronte – c’è bisogno di una direttiva UE che imponga a tutti gli stati membri di poter riconoscere come valide le firme elettroniche. È assurdo che una disfunzione fisica sia giuridicamente confusa con una disfunzione psichica. E il caso di Simone Parma è un simbolo che vale per tutte le decine di migliaia di malati di distrofia muscolare italiani: è inaudito che possano venire discriminati per l’incapacità fisica di firmare. Le tecnologie ci sono, e dobbiamo usarle”.

Tra i sostenitori c’è anche Tiziano Arlotti, deputato del Pd. “Entro l’anno – assicura oggi Arlotti – verrà valutata dal governo l’opportunità di introdurre il sistema dell’impronta digitale quale strumento alternativo di identificazione per chi è affetto da disabilità. Continuerò da parte mia a seguire l’iter affinché la richiesta di Simone trovi la giusta conclusione per cui si era sempre battuto”.