Trent’anni di carcere con l’accusa di aver ucciso e nascosto la moglie, Elena Ceste, 37enne scomparsa il 24 gennaio 2014 e ritrovata morta il 18 ottobre dell’anno scorso a Isola d’Asti. È la condanna decisa dal gup di Asti Roberto Amerio nei confronti di Michele Buoninconti, 46 anni, vigile del fuoco che dovrà risarcire pure i suoi figli e i familiari della donna. Inutile la sua difesa e il suo appello finale al giudice: “Non sia complice di un’ingiustizia”, ha detto stamattina definendosi vittima di un errore giudiziario e ribadendo la sua tesi: non sarebbe stato lui a uccidere la moglie, ma lei – presa da una “crisi psicotica” – si sarebbe allontanata di casa e poi sarebbe morta naturalmente. Il magistrato non gli ha dato ascolto e ha invece accolto pienamente la tesi formulata il 23 settembre scorso dal sostituto procuratore Laura Deodato.

Elena Ceste era scomparsa dalla villetta di Costigliole d’Asti il mattino del 24 gennaio 2014. Il marito, che aveva portato i figli a scuola, al rientro non l’aveva trovata in casa e aveva cominciato a cercarla nella campagna vicino casa chiedendo notizie ai vicini e parenti. Per il vigile del fuoco la moglie stava male, delirava e sarebbe uscita nuda e senza gli occhiali. Il cadavere, ormai ridotto a uno scheletro, venne trovato il 18 ottobre 2014 da alcuni cantonieri impegnati a ripulire un canale nel comune di Isola d’Asti, a due chilometri dall’abitazione. Difficile capire di chi si trattasse, ma il sospetto che fosse lei c’era ed è stato confermato dall’analisi del Dna. Il passo successivo è stata l’iscrizione nel registro degli indagati di Buoninconti con l’accusa di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere e il 29 gennaio 2015 l’uomo è finito in carcere, arresto confermato poi dal tribunale del riesame e dalla Corte di cassazione. Nei suoi confronti non c’è una prova granitica, ma “gravi indizi di colpevolezza” e quanto affermato dal sospettato è un “castello di menzogne”, sostiene il gip Giacomo Marson.

Per più di un anno la pm Deodato e i carabinieri astigiani hanno scavato nella vita privata della Ceste, in quella di Buoninconti e nella loro relazione. Sono così emersi i contatti della moglie con altri uomini e questo sarebbe – secondo l’accusa – un movente dell’omicidio. Dalle intercettazioni, poi, era emerso un carattere che ha insospettito gli investigatori, quello di un uomo dipinto come un “un soggetto secondo il quale la propria moglie deve occuparsi della casa, dei figli, dell’orto, degli animali da cortile, delle faccende domestiche in genere, senza spazio per altri interessi”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. Un carattere “ossessivo-compulsivo” con un’“eccessiva coscienziosità, scrupolosità e intransigenza in tema di moralità, etica o valori”, sostiene una perizia fatta eseguire dalla pm. “La Procura mi ha cucito addosso un abito che non mi calza”, ha detto Buoninconti in una recente intervista a “Mattino Cinque”.

Anche le conversazioni tra Buoninconti e i figli rivelerebbero il suo carattere dominante. Il 17 agosto 2014, in auto coi bambini, raccontava loro questo: “Con mamma c’ero riuscito a farla diventare donna. Solo, vai a capire cosa ha visto! Diciotto anni della mia vita per recuperarla, diciotto anni per raddrizzare mamma!”. Un’espressione che, per lui, vuole dire “dare sostegno”. Un altro giorno, mentre porta i figli in procura dove devono essere ascoltati, li prepara: “Mi avete mai visto litigare con mamma? – chiede loro -. Mi hai mai visto picchiare mamma?”. La risposta doveva essere negativa, altrimenti i fratelli sarebbero stati separati dal padre, lascia intendere lui. “La procura – ha dichiarato Buoninconti al programma di Canale 5 – ha inventato una crisi matrimoniale per l’ostinata ricerca di un movente, ma mia moglie è una donna virtuosa, madre e moglie esemplare”. Tentativo inutile di salvarsi. Il vigile del fuoco ha ottenuto una condanna altissima: “Buoninconti rivendica la sua innocenza e continuerà la sua battaglia”, ha affermato l’avvocato Giuseppe Marazzita dopo la sentenza. Mentre la famiglia Ceste è soddisfatta della sentenza, ma “ha la delusione nel cuore perché la figlia è morta per mano di Michele”, dicono gli avvocati Deborah Abate Zaro e Carlo Tabbia. “I genitori di Elena, Lucia e Franco, sono provati hanno pianto sia per la figlia che per i quattro nipoti che li stanno aspettando a casa”.

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