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Finalmente è passato l’anniversario dei 40 anni della morte di Pier Paolo Pasolini, da oggi possiamo e dobbiamo continuare a parlarne e non a ricordarlo semplicisticamente e questo senza l’inutile sovraccarico della moda che porta tantissimi a citarlo e commemorarlo senza sapere cosa realmente veicolava il suo pensiero, se non attraverso qualche aforisma, qualche spezzone di vecchi filmati o l’aver partecipato a qualche mostra allestita qua e là e scoprirsene improvvisamente innamorati, salvo poi non ripensarci fino al cinquantenario dalla morte.

La società dei consumi trasforma le ricorrenze in effimera condivisione, anziché farne opportunità di riflessione. Persino Pasolini, con le opportune modifiche, si rivela un buon prodotto da commercializzare. Nella maggior parte dei casi chi ricorda il poeta, per come lo ricorda, evidenzia fondamentalmente e tendenzialmente due cose: o non è in grado di comprenderne l’opera o non l’ha davvero mai conosciuta, trasformando la feroce vis intellettuale del poeta in un’innocua esposizione simbolica e mediatica.

Pasolini, di loro avrebbe scritto e parlato, anzi veramente lo ha fatto, ma loro non sono in grado di rendersene conto. Pasolini, paradossalmente proprio tramite i suoi lettori dell’ultima ora, dimostra, anche da morto, la sua estrema attualità. La grandezza di quest’uomo sta nell’aver compreso la pochezza dei suoi avversari e il suo dolore sta nell’impossibilità di fronteggiarli, se non con i migliori mezzi intellettuali a sua disposizione. Ecco perché è morto, perché poteva combattere solo con l’intelletto ed esso, di fronte all’ignoranza, è destinato purtroppo a esserne ucciso.

Per ricordarlo allora non ho bisogno di frasi, spezzoni, libri, che pure ogni tanto utilizzo nel mio lavoro e nel mio scrivere, non oggi però, sarebbe pretenzioso e strumentale svilire una delle migliori menti italiane, e non solo, di sempre. Pasolini a sentirsi celebrato dai media che in vita lo osteggiavano e dalla moltitudine di cui notava con spietata lucidità le mancanze non ci sarebbe stato, anche se ne avrebbe tratto in nutrimento per le sue convinzioni.

A mio avviso, oggi Pasolini non muore una seconda volta, come pur molti hanno giustamente osservato a causa di come viene “pubblicizzato”, ma risorge a dirci: “Di tutto questo io vi avevo avvertito quaranta anni fa, perché vi desta scandalo?”

Pasolini, il vero Pasolini e non l’immagine che ne viene data, non è manipolabile e ora, se davvero volete ricordarlo, aprite i suoi libri, guardate i suoi film, leggete le sue poesie. Non limitatevi a ricordare Pasolini, vivetelo o per piacere tacete. Il suo pensiero non è morto, ma è più vivo che mai. Non gli va reso omaggio, ma giustizia.