“La scuola per me è iniziata il 14 settembre ed è finita il 23. Ho frequentato in tutto 14 ore. Diciamolo chiaramente: uno come me non è il benvenuto a scuola”. A parlare, anzi a scrivere per Vittorio 12 anni, è la mamma Anna, da Biella. Da oltre un mese il ragazzo, che soffre di una forma di autismo, non va in aula perché la scuola “non è preparata a casi così gravi”.
Il tutto è accaduto dopo che Vittorio il 23 settembre scorso ha morso l’insegnante di sostegno che è finita al pronto soccorso. Da quel momento la vita del piccolo Vittorio è cambiata. Mamma Anna l’ha dovuto tenere a casa ma non si è arresa.

Ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al blog “Per noi autistici” diretto dal collega giornalista di Radio 24 Gianluca Nicoletti, padre di un ragazzo autistico. “Mio figlio di fatto è stato allontanato dalla scuola”, ha spiegato la madre che ha deciso di dar voce alla storia di Vittorio facendolo parlare in prima persona: “Sono stato catapultato in un posto che non conoscevo, con insegnanti nuove, impreparate e poco disponibili ad accogliermi e a trattare con la mia malattia. Le parole dette in una lezione normale si sommano come suoni vuoti e fastidiosi, in un crescendo di tensione che ad un certo punto non reggo più, perché senza immagini, io non capisco. Vorrei scappare via. Ti voglio dire basta, facciamo altro, non mi sento bene o a mio agio, ma tu non mi dai modo di farmelo dire. Allora mi sono arrabbiato: ho cercato di lanciare una sedia per farti ‘capire’ e sono stato tolto dalla classe e mandato in un’auletta da solo, con persone che non vedevo più come insegnanti, ma carceriere”.

Poi Anna prosegue: “Il 23 settembre in quell’auletta è successo qualcosa: ho dato un morso ad una delle professoresse di sostegno. La mia mamma è stata chiamata d’urgenza. Mi ha trovato in aula professori spaventatissimo, da solo. La mamma mi ha portato via. Poi riunioni, parole, scuse e promesse. Nessuno è preparato o ha voglia di prepararsi. Non hanno fatto nulla. Non intendono fare nulla ed io sono a casa. Il dolore che sette giorni di scuola hanno procurato a me ed alla mia famiglia è indelebile”.

Della vicenda è stato informato anche il ministero che proprio nei giorni scorsi era intervenuto sul caso di una bambina di 11 anni malata di Aids che non era stata accettata in una scuola media campana. Un appello arrivato al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, dalla mamma affidataria della bimba che ha deciso di scrivere una lettera inviata in viale Trastevere. Un caso che aveva trovato la ferma condanna della Giannini: “Quella bambina entrerà in classe nei prossimi giorni. Quella città della Campania darà tutte le possibilità per farla rientrare a scuola, e se il dirigente scolastico ha rifiutato la sua iscrizione, non per un ritardo tecnico, ma per altro, allora pagherà per le sue responsabilità”.

Ora si apre il caso Biella. La lettera di mamma Anna ha aperto un dibattito sulla Rete scatenando anche l’intervento del sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone che sulla sua pagina Facebook ha scritto: “Le differenze tra Nord e Sud si annullano quando si tratta di inclusione a intermittenza. Le scuole devono tenere le porte aperte per tutti. Non ci devono essere bambini ‘ingestibili’, né spazio per timori e paure per chi è ‘diverso’. E la comunità scolastica – tutta- deve essere preparata in maniera specifica per accogliere i ragazzi e per accompagnare la naturalezza dell’inclusione”.