“E’ un passaggio storico per la nostra azienda e non solo”. Così Francesco Caio ha salutato l’inizio delle contrattazioni dei titoli Poste Italiane a Piazza Affari. Peccato che il mercato non abbia celebrato a dovere l’evento: dopo una partenza positiva, le azioni Poste hanno chiuso la prima seduta in perdita dello 0,74%, a 6,7 euro. Complice anche una giornata non particolarmente rosea per i mercati azionari. Del resto, come ha precisato Caio, l’esordio in Borsa “è un traguardo, ma anche un punto di partenza” per il cambiamento di Poste Italiane che, trimestre dopo trimestre, dovrà dar conto agli investitori dei risultati raggiunti. Il primo appuntamento, tra l’altro, è dietro l’angolo: il consiglio di amministrazione si riunirà il 9 novembre per approvare i conti del terzo trimestre e comunicarli al mercato al massimo nella giornata successiva. Per allora sarà già possibile avere un quadro più o meno chiaro di quali sono i nuovi grandi soci di Poste.

Nel giro di cinque giorni dall’inizio delle negoziazioni, tutti gli azionisti delle società quotate sono tenuti, infatti, a comunicare alla Consob le partecipazioni che superano la soglia del 2 per cento. Tutti, tranne le società di gestione che si sono avvalse dell’esenzione introdotta il 9 maggio 2012 nel Regolamento degli emittenti per volontà del presidente della Consob Giuseppe Vegas. Fra i gruppi che hanno optato per l’esenzione c’è anche Blackrock, il gigante americano in corsa con la controllata Mgpa per la gestione degli investimenti di Poste Vita nel mattone all’interno di un’operazione da 3 miliardi di euro.

Non è detto quindi che il primo quadro informativo sulla composizione del nuovo azionariato di Poste rappresenterà la realtà delle cose in maniera fedele. Per ora, sul fronte soci, ci sono solo due certezze. La prima è che, almeno in fase di sottoscrizione, nessun grande investitore ha acquistato quote superiori al 2 per cento. La seconda è che la maggior parte delle azioni comprate dagli istituzionali sono finite nei portafogli stranieri (60,8%). Sui nomi dei grandi acquirenti stranieri ci sono solo le indiscrezioni riportate dalla stampa. Secondo quanto riferito da Il Sole 24 Ore, tra i grandi investitori stranieri ci sono i fondi cinesi Cic e Safe, il fondo pensione governativo norvegese Norges Bank e il fondo emiratino Kia. Inoltre tra i big americani spuntano i nomi dei fondi Fidelity e Amber capital, nonché del finanziere Georges Soros, lo speculatore che nel 1992 costrinse l’Italia a svalutare facendo perdere alla lira il 30% del suo valore. E poi naturalmente di Blackrock, di cui Matteo Renzi ha incontrato i vertici durante il suo ultimo viaggio negli Stati Uniti.

Per il libro soci di Poste c’è quindi da attendersi un parterre de roi di tutto rispetto che non mancherà di far sentire la sua voce nel caso in cui il cambiamento sbandierato dal management non dovesse materializzarsi e il titolo dovesse farne le spese. La missione sociale di Poste “continua e si rafforza. Si proietta in un mondo fatto di digitalizzazione dove servirà essere in grado di recuperare capitali sul mercato. L’operazione di oggi ci mette esattamente in questa condizione. Poste è quotata per essere sempre più forte”, ha dichiarato Caio. Che d’ora in poi, oltre che allo Stato e ai cittadini, dovrà dar conto della sua gestione anche ai fondi attivisti.