Marino sostenitori Campidoglio 2 675

Domani a mezzogiorno quei romani che sono contrari alle dimissioni del sindaco della loro città, Ignazio Marino, manifesteranno nella Piazza del Campidoglio al grido di “Marino resisti” e “La crisi in aula, grazie”. Una manifestazione dal basso, auto-organizzata a partire da questa petizione online, ideata dal romano Daniele Dezi, che nel giro di pochi giorni ha raccolto oltre 53.000 firme (fra cui anche la mia, che voto a Roma). Talmente tante che alcuni giornali – Dagospia e Il Giornale –  hanno ritenuto di dover sminuire l’azione di Dezi, accusandolo di fare promozioni on-line di mestiere e di avere in passato “promosso teatri e ristoranti, occupandosi di pubblicità online, ma non ha mai scritto una riga di politica”. Ma questo fatto costituisce in qualche modo un reato, o fa apparire Dezi, la sua petizione e i 53.000 firmatari meno genuini o meno importanti? Direi di no. Dagospia insinua inoltre che la petizione, molto dettagliata, possa essere stata scritta da gente vicina all’Ufficio Stampa del sindaco. Se anche fosse così – e probabilmente non lo è, stando alle dichiarazioni di Dezi – non si capisce cosa ci sarebbe di male nel vedere un ufficio stampa che prepara una petizione in favore del proprio assistito. Che poi la petizione – terza accusa – ospiti non solo la firma di cittadini di Roma, è pacifico: è una petizione online, non limitata geograficamente. Dezi ha però dichiarato che la grande maggioranza delle firme deriva da persone che hanno indicato un CAP romano. Oltretutto, se la popolarità del sindaco dimissionario di Roma è tale per cui una petizione in suo favore viene firmata anche fuori Roma, non si vede come la cosa possa essere considerata un aspetto negativo. 

Verrebbe allora da pensare che i due articoli di Dagospia e Il Giornale vadano collocati all’interno di quella campagna di stampa feroce che a inizio ottobre ha accusato Marino di ogni nefandezza, a partire dallo scandalo dei sei scontrini, che si è poi sgonfiato senza nemmeno la produzione – al momento in cui scrivo – di un avviso di garanzia contro Marino. Una campagna capeggiata da Repubblica, che il 9 ottobre ha addirittura pubblicato notizie vecchie di 13 anni, basandosi su fonti anonime che, nell’arco dello stesso articolo, diventano prima “amministrativi” e poi addirittura “dirigenti” dell’ospedale di Pittsburgh in cui Marino nel 2002 lavorò come chirurgo. 

È da notare da un lato che il tribunale di Milano, per quello stesso genere di notizie già pubblicate nel 2009 da parte di Il Foglio, Libero, Il Giornale, Italia Oggi ha sanzionato con la sentenza 9934/12 del 20/9/2012 per diffamazione a mezzo stampa i giornalisti autori, condannandoli a pagare 60mila euro di danni in favore di Ignazio Marino. Dall’altro lato, se Repubblica avesse ritenuto utile un approfondimento su come si concluse l’esperienza del chirurgo Marino a Pittsburgh, avrebbe magari dovuto approfondire giornalisticamente la cosa (e con fonti non anonime, magari) ai tempi delle elezioni comunali, come in effetti fa notare perfino Il Secolo d’Italia.  

Al di là di questo chiasso giornalistico, rimane il fatto che il sindaco vincitore delle primarie del Pd e poi votato dai due terzi degli elettori romani, continua a essere molto popolare almeno per una parte dei suoi concittadini, che gli dedicano sonetti, si auto-organizzano contro i loro stessi abituali partiti politici pur di esprimere sostegno alla Giunta Marino. Uomini e donne della classe media, studenti di periferia e del centro, utenti dell’atroce ATAC, scendono in piazza una domenica mattina, auto-tassandosi per comprare palloncini e fare banner artigianali in favore del “Marziano”, divenuto uno degli amministratori più ben voluti della storia recente. Come mai? Non sarà allora che quell’elenco di 41 punti, rimbalzato su tanti blog, che riassume i risultati di due anni di governo della Giunta Marino su Roma sia il migliore alleato di questo sindaco? Non sarà che Marino in questi due anni è stato un po’ troppo sindaco di tutti i romani, e non semplicemente il sindaco del Pd di Roma?

Naturalmente, Marino e il suo staff hanno commesso molti errori. Su tutti, quel “restituisco tutti i 20mila euro della mia carta di credito istituzionale” che è suonato alle orecchie di moltissimi come un’ammissione di colpa, che invece sembrerebbe non esserci. In generale, hanno dimostrato una certa goffaggine nella comunicazione politica della propria attività. Ma di questi errori Marino e i suoi dovranno rispondere al termine del mandato, nel 2018, come democrazia esige. Interrompere il mandato a metà e imporre un commissario-podestà in stile “Federico Barbarossa contro i Comuni” è un modo troppo comodo per dire che l’opera di questa Giunta non ha prodotto i risultati sperati. Chi esce con le ossa rotte da questo grande scandalo, è poi senza dubbio il PD di Roma, capeggiato dal non eletto commissario Matteo Orfini, contestato dentro il partito e sul suo profilo Facebook, più che il sindaco dimissionario. Il quale, intanto, ha tempo fino al 2 novembre per decidere se ritirare le dimissioni e affrontare il Consiglio comunale e un’eventuale mozione di sfiducia, tutta ancora da scrivere.