Nessuna loggia. Al massimo un “coacervo di millanterie“. Un tavolo al quale parlamentari, alti magistrati e imprenditori giocavano a chi la sparava più grossa. E’ la descrizione che Denis Verdini ha fatto della cosiddetta (e presunta) P3, nel processo in cui è imputato insieme – tra gli altri – a Flavio Carboni (imprenditore, che di logge s’intende) e Marcello Dell’Utri, altro ex Pdl, ora in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, “una icona e punto di riferimento per me, una figura carismatica, provavo per lui amicizia e stima” dice durante la deposizione lo stesso senatore a capo di Ala, l’unico gruppo di opposizione che ha votato le riforme istituzionali. Verdini, che ha parlato per oltre sei ore, ha aggiunto che il suo ruolo era quello di “occuparsi dell’organizzazione del partito” e si è definito “un facilitatore: risolvo i problemi come Wolf, sono rapido”. Il riferimento è a un personaggio di Pulp Fiction di Quentin Tarantino. Nel film Wolf è una persona in grado di far sparire cadaveri o prove di reati, per conto di alcuni malavitosi, senza lasciare tracce. Il suo biglietto da visita è la battuta con cui si presenta: “Mi chiamo Wolf, risolvo problemi“, che ha fatto presa nell’immaginario cinematografico soprattutto giovanile.

Secondo i pm Verdini, Carboni, Dell’Utri, insieme ad altri politici (tra cui Nicola Cosentino e Giacomo Caliendo) e magistrati (come l’ex presidente della Cassazione Vincenzo Carbone), cercarono di influenzare le attività di pezzi dello Stato. Tra questi la Corte costituzionale che di lì a poco avrebbe dovuto pronunciarsi sul lodo Alfano“Nessuno mi ha chiesto di intervenire sulla Consulta in merito al Lodo Alfano” ha risposto però Verdini nel dibattimento. Per quanto riguarda Carboni, il senatore lo ha definito come “un personaggio vulcanico, pieno di fantasia e di voglia di fare, un po’ troppo insistente a volte. Con lui avevo il progetto di raccogliere finanziamenti per il Giornale di Toscana, esperienza editoriale da trasferire in Sardegna dopo la nomina di Cappellacci a Governatore”. Tra gli altri obiettivi della P3 c’erano, secondo i pm, la nomina del direttore dell’Arpa Sardegna (e infatti sono imputati l’ex presidente della Regione Ugo Cappellacci e colui che poi ricoprì quell’incarico, Ignazio Farris) e la candidatura a presidente della Regione Campania di Nicola Cosentino (ai danni di Stefano Caldoro, con tanto di produzione di finti dossier delle sue presunte frequentazioni con delle transessuali).

Simbolo di questo accordo, secondo la Procura, fu un pranzo organizzato proprio a casa di Verdini il 23 settembre del 2009. Ma il senatore di Ala e ispiratore del Patto del Nazareno nega che in quell’occasione si fossero messi a punto gli obiettivi dell’associazione segreta. Era piuttosto “un pranzo da niente, da non ricordare: in cui ciascuno parlava dell’argomento che gli stava a cuore, dai convegni con i magistrati al Lodo Alfano, alla riforma della giustizia”, ha spiegato Verdini rispondendo alle domande del pm Mario Palazzi. Anzi, l’aveva messo in piedi solo con Dell’Utri e Arcibaldo Miller, magistrato, capo degli ispettori del ministero della Giustizia. A Miller, secondo la ricostruzione di Verdini, lui e Dell’Utri avrebbero chiesto la disponibilità a candidarsi alle Regionali in Campania. Ma finì malissimo, apparentemente, perché si presentarono, “a mia insaputa, in otto”. Tra questi, dice Verdini, c’erano Flavio Carboni, l’ex assessore comunale di Napoli Arcangelo Martino, l’ex giudice tributario Pasquale Lombardi, l’avvocato generale in Cassazione e ex presidente dell’Anm Antonio Martone e l’allora sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. Quel pranzo, fu un coacervo di millanterie. Lombardi? Quando lui parla non si capisce un tubo, ci vuole un traduttore. Martino? Era una mummia, non solo come espressione ma anche per le parole. Dissi a Dell’Utri, ma chi mi hai portato?”.

Nel corso dell’interrogatorio a Verdini è stato chiesto anche della nomina di Farris all’Arpa Sardegna. “Su quel nome – ha spiegato – c’era già un accordo tra l’allora governatore Cappellacci e Carboni. Farris avrebbe garantito un continuità sull’affare dell’eolico, la cui normativa era stata introdotta dalla presidenza Soru. Io non sono mai intervenuto nella nomina di Farris che neppure conoscevo. Dovevo fare i conti con le insistenze di Carboni che teneva alla questione e che aveva problemi di rapporti con Cappellacci. Io non mi sono mai interessato nè avevo interesse nell’affare del fotovoltaico. Cappellacci aveva perplessità su Farris perchè lo riteneva vicino a Soru. Era una questione politica, e non tecnica”.