Arcibaldo Miller

Dopo sei anni di guida ininterrotta dell’Ispettorato del ministero della Giustizia Arcibaldo Miller passa la mano. La decisione – a quanto si è appreso – è stata presa al termine di un colloquio con il ministro della Giustizia Paola Severino e sarà formalizzata domani con la richiesta al Csm di disporre il suo rientro in servizio nella magistratura e dunque di revocare il suo collocamento fuori ruolo.

Da mesi però la poltrona di Miller era in bilico, da quando il suo nome era comparso nelle carte dell’inchiesta sulla P3. A giugno il plenum del Csm aveva deciso di archiviare il fascicolo che aveva aperto su di lui ma solo per la sua posizione di fuori ruolo e dunque per l’impossibilità, anche solo teorica, di avviare nei suoi confronti la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità. Ma aveva dato incarico alla Terza commissione di Palazzo dei Marescialli di verificare se fosse possibile revocargli il collocamento fuori ruolo. Un compito non ancora ultimato, anche se sul tavolo dei consiglieri c’era già un parere dell’Ufficio studi del Csm che apriva alla possibilità di una revoca.

Era così cominciato un braccio di ferro che aveva portato Miller a impugnare davanti al Tar del Lazio la stessa delibera con la quale il Csm aveva archiviato il suo caso con riferimento alla P3, accusando Palazzo dei marescialli di avergli fatto un “processo sommario”, andando al di là dei suoi poteri . La delibera in questione di fatto censurava la partecipazione del capo degli Ispettori alla famosa riunione a casa di Denis Verdini nella quale si concordò “una condanna di illecita interferenza” nei confronti dei giudici costituzionali, che dovevano esprimersi sul Lodo Alfano; come pure i “pareri preventivi” dati da Miller al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni su un esposto finalizzato a ottenere un’ispezione a Milano a carico dei giudici che avevano escluso la sua lista dalle elezioni regionali del 2010. Si tratta di condotte – mise allora il plenum nero su bianco – che “in astratto potrebbero integrare i presupposti per l’apertura di una procedura” di trasferimento d’ufficio, ma sarebbe inutile andare avanti visto che il ruolo che lui ricopre di capo degli 007 di via Arenula “non è a disposizione del Csm”, trattandosi di un incarico conferito dal ministro della Giustizia.