Tra il 2005 e il 2014 i crediti difficili o impossibili da riscuotere in pancia alle banche italiane sono cresciuti del 222,5%, con una media del 13,9% annuo. Passando dal 3,9 all’11% dei crediti totali e raggiungendo un valore totale di 191,8 miliardi, di cui 80 miliardi di sofferenze e 84 di incagli. Ma hanno fatto peggio della media le popolari, che hanno visto i crediti deteriorati aumentare del 502% fino a quota 52 miliardi. I dati sono contenuti nel rapporto 2015 sulle principali società italiane dell’ufficio studi di Mediobanca.

I prestiti concessi all’economia reale, si legge nel rapporto degli analisti di Piazzetta Cuccia, hanno registrato un andamento opposto: in particolare, nel 2014 sono calati di 72 miliardi. Le banche popolari dal 2005 hanno mostrato un più elevato tasso di crescita dei crediti alla clientela con un saldo netto di 138 miliardi, 15 volte in più rispetto a quello delle banche commerciali. Le banche di credito cooperativo evidenziano invece un aumento dei crediti erogati pari al 4,7% medio annuo dal 2005 e un’incidenza dei crediti dubbi che dal 2005 è cresciuta in media del 16,1%, sempre superiore a quella del sistema.

Quanto alla redditività del sistema bancario, misurata dall’indice Roe (return on equity), l’anno scorso è stata ancora negativa: la perdita aggregata è stata pari a 8,7 miliardi dopo i 21 dell’anno procedente. Sono stati chiusi 650 sportelli: il totale scende così da 30.081 a 29.431.

Invariata la classifica per totale dell’attivo, che vede al primo posto Unicredit e al secondo Intesa Sanpaolo. Per la prima volta quest’anno è stata inserita nello studio anche la Cassa depositi e prestiti, che si posiziona al terzo posto prima di Mps, Banco Popolare e Ubi Banca.

 

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti

MORTE DEI PASCHI

di Elio Lannutti e Franco Fracassi 12€ Acquista
Articolo Precedente

Industria, Mediobanca: “Tra le 20 maggiori imprese italiane sette sono a controllo straniero, sei dello Stato”

next
Articolo Successivo

Caso Volkswagen, ong tedesca accusa anche Opel: “Emissioni 17 volte il limite”

next