Nel 1999 l’ex sottosegretario alle Infrastrutture Gigi Meduri è stato anche presidente della Regione Calabria grazie a un ribaltone che costrinse alle dimissioni l’allora governatore di centrodestra Giuseppe Nisticò e favorì la formazione di un governo regionale appoggiato dall’Ulivo.

La carriera del politico reggino, arrestato nell’inchiesta sulle tangenti per gli appalti dell’Anas, è iniziata nel 1975 quando, con la Democrazia Cristiana è stato eletto consigliere comunale. Gigi Meduri rappresentava a Reggio Calabria la corrente che faceva capo prima ad Andreotti e poi a Gava e Scotti. Dopo 15 anni a Palazzo San Giorgio, dove è stato anche assessore alla Pubblica istruzione e alla Cultura, sempre con la Dc nel 1990 Meduri è stato eletto consigliere regionale e poi nominato assessore al Lavoro, alla Formazione professionale ed alla Pubblica Istruzione. In seguito all’inchiesta Mani Pulite e allo scioglimento della Democrazia Cristiana, Meduri ha aderito al Partito popolare italiano.

Nel 2001 è stato candidato alla Camera nelle liste della Margherita nel collegio uninominale di Locri. Nel 2006, invece, non fu eletto al Senato ma il secondo governo Prodi lo piazzò come sottosegretario alle Infrastrutture. Erano gli anni in cui si iniziava a pensare a un Partito Democratico, al quale Gigi Meduri ha subito aderito diventando componente dell’assemblea nazionale. E che ora lo sospende: “La commissione nazionale di garanzia del Partito democratico – si legge in una nota – a seguito dei provvedimenti disposti dalla magistratura nei confronti di Luigi Meduri e applicando le norme previste dal proprio Regolamento, ha deciso di sospenderlo dall’albo degli iscritti e degli elettori e dagli organismi di cui fa parte con provvedimento immediatamente esecutivo”.

Nonostante una carriera politica importante, nella storia di Meduri ci sono stati diversi problemi giudiziari. Nel 1992 è stato arrestato nell’inchiesta sulla “tangentopoli reggina”, scaturita dalle dichiarazioni del sindaco Titti Licandro. Al termine del processo, però, è stato assolto. Uscì indenne anche 10 anni più tardi quando il gup di Reggio lo ha prosciolto dall’inchiesta “Sanitopoli”, nell’ambito della quale era stato coinvolto con tutta la giunta regionale da lui guidata.

Il nome di Meduri è spuntato in altre inchieste come “Saggezza” in cui la Guardia di finanza lo ha intercettato al telefono con Bruno Bova (condannato poche settimane fa in primo grado a 10 anni di carcere) che aveva chiesto l’aiuto del sottosegretario per la nomina di presidente della Comunità Montana.

Qualche anno fa Meduri ha partecipato a un incontro, davanti all’hotel Excelsior di Reggio Calabria, con il boss Giulio Lampada, con Mario Giglio e l’avvocato Minasi, tutti indagati dalle Procure di Milano e Reggio Calabria nell’inchiesta su come la cosca Condello riciclava i soldi in Lombardia.

Nel 2005, inoltre, Gigi Meduri finisce nelle carte dell’indagine sull’omicidio dell’ex vicepresidente del Consiglio regionale Franco Fortugno, ammazzato nell’ottobre di 10 anni fa a Locri, davanti a Palazzo Nieddu del Rio a pochi metri dal seggio elettorale per le primarie dell’Ulivo. In particolare, l’ex sottosegretario era stato intercettato con l’ex consigliere regionale Mimmo Crea, candidato nella lista della Margherita dopo un passato nel centrodestra. Crea, inoltre, qualche anno più tardi è stato arrestato e condannato nell’inchiesta “Onorata Sanità” al centro della quale c’era la vicenda dell’accreditamento della sua clinica privata “Villa Anya” e i rapporti con soggetti legati alla ‘ndrangheta.

“Se arriva prima Mudugno (Fortugno, ndr) ti sdirrupa la clinica”. È la frase pronunciata dal futuro sottosegretario e intercettata pochi mesi prima delle elezioni. In quella telefonata, Gigi Meduri parla con Crea di come la coalizione si appresta ad affrontare le regionali del 2005. Fanno ipotesi sui possibili eletti e trombati. Meduri da del “cretino” ad Agazio Loiero (poi eletto governatore della Calabria). E su Fortugno: “Io mi meraviglio di Ciccio Fortugno che è un idiota…(impreca)… l’ho scoperto, non lo sapevo che Ciccio che è una brava persona, ma non capisce niente comunque”.

Le elezioni del 2005 andarono male per Mimmo Crea che entrò in Consiglio regionale, come primo dei non eletti, solo dopo l’omicidio Franco Fortugno ancora avvolto nel mistero perché la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria è riuscita a far condannare all’ergastolo l’ex caposala dell’ospedale di Locri Alessandro Marcianò e il figlio Giuseppe (grandi elettori di Mimmo Crea) oltre ai due esecutori materiali di uno dei delitti eccellenti avvenuti in Calabria negli ultimi 30 anni. Restano i punti interrogativi sul famoso terzo livello, quello politico, in cui potrebbe essere maturata la decisione di uccidere Franco Fortugno e spalancare le porte di Palazzo Campanella a Mimmo Crea.