La Cassazione ha messo il sigillo alla sentenza della Corte d’Appello di Milano, che nel giugno 2014 ha condannato a 4 anni e 5 mesi di carcere il magistrato di Reggio Calabria Vincenzo Giglio per i suoi rapporti con la famiglia Lampada, imprenditori calabresi trapiantati in Lombardia ma legati alla cosca Condello di Archi. Con questa sentenza si mette la parola fine a una brutta storia fatta di ‘ndrangheta, magistratura e politica. La Cassazione, infatti, ha confermato anche la condanna a 8 anni e 3 mesi per Franco Morelli, l’ex consigliere calabrese di An “fedelissimo” di Alemanno.

Ex macellai di Archi, poi venditori di bibite e panini a Milano, i Lampada erano finiti al centro dell’indagine che prende le mosse da un filone dell’inchiesta “Meta”, condotta dal Ros di Reggio e coordinata dal sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo. Considerati i più grossi riciclatori del boss Pasquale Condello, i Lampada sono abili tessitori di relazioni con “esponenti della vita politica, sociale e professionale – scrivono i magistrati – tutti personaggi in grado di ottenere vantaggi dalla famiglia mafiosa e che, in cambio, sono altrettanto in grado di offrire una contropartita allettante”.

Sentenza definitiva pure per gli altri imputati del processo: Raffaele Fermino (4 anni e 8 mesi di reclusione), il medico Vincenzo Giglio, omonimo cugino del giudice, (7 anni di carcere), Leonardo Valle (8 anni e 6 mesi), Francesco Lampada (3 anni e 8 mesi) e il finanziere Luigi Mongelli (4 anni e 5 mesi di reclusione). La Cassazione ha annullato con rinvio, invece, per Maria Valle (figlia di Francesco Valle e moglie di Francesco Lampada) e per i tre finanzieri coinvolti nell’inchiesta sul clan, Luciano Russo, Michele Noto e Michele di Dio. Per loro ci sarà un nuovo proesso d’Appello.

Il presidente della Corte d’Assise di Reggio Calabria Vincenzo Giglio e l’ex consigliere regionale di An Franco Morelli (eletto nel 2010 con oltre 14mila voti nella lista “Scopelliti Presidente”) erano stati arrestati il 30 novembre 2011 al termine delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale di Milano. Stando alle indagini, il magistrato avrebbe tranquillizzato il politico circa alcune voci che lo accreditavano come indagato nell’ambito di un’inchiesta sulla cosca Condello. Nella stessa inchiesta era stato arrestato anche il giudice Giancarlo Giusti, morto suicida, il quale sarebbe stato corrotto con una decina di viaggi a Milano, dove i Lampada gli avrebbero assicurato anche la compagnia di una ventina di escort.

Addirittura dall’ufficio del giudice Giglio sarebbe partito un fax di rassicurazioni all’indirizzo di Morelli circa l’indagine coordinata dal pm Ilda Boccassini che ha toccato la zona grigia legata alla famiglia Lampada. Morelli, in sostanza, è stato considerato dagli inquirenti l’anello di collegamento tra i clan e gli ambienti politici nazionali.